Dalla Xylella a cosa?

L’inchiesta della Procura di Lecce sul caso della Xylella degli ulivi salentini si chiude con l’archiviazione per i dieci indagati,tra ricercatori dell’I.P.S.P.-C.N.R. di Bari ,dell’allora Commissario per l’emergenza Silletti,generale della Forestale,dirigenti dell’Osservatorio Fitosanitario della Puglia,dirigenti di centri di ricerca e un docente dell’Università di Bari. Non è stato provato nessun nesso tra le condotte degli indagati e la diffusione del batterio. Sono state però accertate condotte con “molteplici aspetti di irregolarità,pressappochismo,negligenza”, scrive il G.i.p. ,che poi continua definendo il comportamento degli indagati di “incredibile sciatteria da mettere in serio dubbio anche gli accertamenti fatti sul campo ,su cui poi si sono basate le conclusioni degli Enti coinvolti”; “di omertà insuperabili e insuperate”;”un’imbarazzante attenzione ai riflessi della notorietà  sul piano scientifico e alle prospettive economiche della gestione del fenomeno,avvenuta in regime di sostanziale monopolio”. In una mail del 2014 il ricercatore Donato Boscia così scriveva  alla collega Maria Saponari:”non banalizziamo la prova,se usiamo la la Coratina (una varietà di ulivo),la infettiamo(con la Xylella),la osserviamo asintomatica per uno,due,tre,quindici anni .Poi ,quando Martelli sarà morto,Savino forse,io non lo so,la professoressa avrà avuto una crisi isterica perché non ha guadagnato nulla in tutti i sensi,tu avrai la mia età e pubblicherai che la Xylella non è patogena  (ma noi lo sappiamo già):embè? .Rresta l’accusa di falso che passa alla Procura di Bari”. Vi sono inoltre dubbi sulla fattibilità tecnica,su quelle di efficacia e sostenibilità  del Piano Silletti,che ha imposto a proprietari di ulivi e amministratori locali,l’espianto di alberi malati e non.Su quali basi tecniche e scientifiche si sia scelto l’abbattimento del presunto vettore/albero? La risposta è l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Gli Enti europei hanno accolto gli studi dei ricercatori di Bari,oppure il suo contrario? Sicuramente lascia perplessi il monopolio scientifico con il quale si è proceduto. Ora si procederà all’abbattimento delle piante “malate” e la sostituzione di queste con la varietà Leccino e con l’F17,quest’ultimo brevettato da l’I.S.P.S.-CNR ,con enormi ricadute economiche. L’Unione Europea ha investito un’iniziale somma di trenta milioni di euro per due progetti di ricerca,entrambi coordinati da l’I.S.P.S._C.N.R.  senza bando e soli tre vivai :Sicilia,Puglia e Umbria.Questi tre avranno l’esclusiva per venderli e coltivarli. Molte altre aziende agricole,grazie ai finanziamenti in arrivo,si adegueranno. Le due varietà sono adatte a coltivazioni intensive,con un ciclo di dodici,quindici anni. Pronti i protocolli per i fitofarmacie erbicidi e la sperimentazione di nuovi. A gennaio.il ministro Centinaio ha stanziato centodieci milioni di euro per l’espianto di massa degli ulivi infetti e sostituirli con la predette varietà selezionate. Le piante ,di un metro di altezza,che in cinque anni entreranno in produzione,sostituiranno le malate. Chi si oppone all’espianto rischia cinque anni di carcere. Ma torniamo alla cosiddetta emergenza di oggi. I dati ufficiali disponibili,forniti dalla Regione Puglia,parlano di un un misero due percento di piante infette  dalla Xylella Fastidiosa nell’area emergenziale della provincia di Lecce e non tutte si disseccano. A Meledugno,in piena zona “infetta” ,nell’aprile 2018,nell’area interessata al gasdotto T.A.P. ,è emerso che soltanto tre piante su quattrocentocinquanta risultavano positive al batterio ,lo 0,7% delle piante presenti,lo 0,1% nella zona cuscinetto. La possiamo ancora definire emergenza ? Il piano finanziato dal ministro Centinaio non prevede il ricorso a trattamenti curativi ma soltanto l’espianto. Perché ? La diffusione del disseccamento ha un’insieme di concause: i suoli analizzati hanno meno dell’uno percento di materia organica.Humus ridottissimo,la terra è praticamente inerte. Ed è proprio nella provincia di Lecce dove si è fatto un’uso abnorme di diserbanti che hanno impoverito e inquinato il terreno. Altre concause possibili le potature non a regola d’arte,la grande uniformità delle varietà coltivate,una grande “trascuratezza” degli imprenditori agricoli che hanno mal gestito i propri terreni. Vi sono poi esperienze positive nella cura delle piante “ammalate” certificate dal professor Lopez e la professoressa Carlucci ,in collaborazione con la COPAGRI ed altri ancora. Una considerazione deve essere fatta : Da l’O.N.U. e la F.A.O. è stato chiaramente detto che per il futuro non si può che scegliere un’agricoltura sostenibile per l’ambiente,la salute,le comunità. L’agricoltura intensiva basata sulla monocoltura intensiva ci condanna alla perdita della biodiversità,al clima estremo,all’inquinamento delle acque va nella direzione opposta. La Xylella deve essere considerata per quello che è : un modo come un altro per farci scegliere il “male minore”. Ma siamo sicuri che sia questo ?

Aldo A.

Un commento su “Dalla Xylella a cosa?”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.