La repubblica delle tasse

Sono in  tanti a chiedersi quante e e quali tasse vengono pagate in Italia. La risposta è tante,troppe. Un centinaio per dare una cifra. E visto che non sono in molti a pagarle,lavoratori dipendenti a parte ,queste sono alte,altissime. Da Stato usuraio. Nel 2019,secondo i dati elaborati dalla C.G.I.A. di Mestre,l’Italia è al sesto posto in Europa per pressione fiscale,con una percentuale del 42 per cento. Naturalmente pagare le tasse è cosa buona e giusta,come del resto per un loro sano impiego. Piuttosto viene da domandarsi come mai non siano soltanto tante ma anche troppe. Guardando nei portafogli di imprenditori e liberi professionisti oltre il 50 per cento dei guadagni va via in tasse. Secondo il rapporto della C.G.I.A. di Mestre il panorama fiscale italiano risulta troppo esoso e estremamente frammentato. Irpef e Iva sono le tasse che gravano più pesantemente sugli italiani. E’dalla riscossione di queste due imposte che proviene il 55,4 per cento del totale del gettito erariale nazionale. Vediamo nel dettaglio quali e quante tasse si pagano in Italia.. A pesare di più sui portafogli degli italiani sono senza dubbio alcuno Irpef e Iva,poiché vengono più o meno pagate da tutti i cittadini,che siano imprenditori,liberi professionisti e soprattutto lavoratori dipendenti. Per quanto riguarda l’Irpef si parte da un’aliquota del 23 per cento per la fascia di reddito più bassa,sino ad arrivare al 43 per cento per chi percepisce redditi superiori ai 75 mila euro. L’Iva è compresa nel prezzo di acquisto dei beni,con tre aliquote che sono del 4,10,22 per cento. Le aliquote più basse vengono applicate solo su pochi beni di prima necessità.  L’I.r.a.p.  l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive ,è l’incubo di chiunque abbia una partita I.V.A. . Quindi imprenditori,liberi professionisti,società. Negli ultimi tempi vi sono molti lavoratori,di fatto dipendenti,che per lavorare hanno dovuto aprire una partita I.V.A. . L’I.v.a. viene calcolata sul valore netto del prodotto ed ha un’aliquota dal 4,25 a l’8,5 percento. Per il bollo auto,per i veicoli di potenza superiore ai 185 Kw si pagano venti euro per ogni Kw superiore a questo limite di esenzione. Il cosiddetto Canone R.A.I. deve essere pagato da chiunque possegga un televisore,ovvero qualunque apparecchiatura idonea alla ricezione del segnale televisivo. Vi sono poi le imposte addizionali su l’energia elettrica,perché non si paga soltanto il consumo effetti vi sono altri due tipi di imposta quella erariale e quella regionale,che spetta da pagare a chiunque consumi energia elettrica,imprese e privati cittadini. Passiamo ai conti correnti bancari. Viene addebitata direttamente sui conti correnti bancari,con una giacenza media annua di cinquemila euro,un’imposta di bollo di 34,20 euro. Sugli immobili acquistati all’estero si calcola un’imposta del tutto simile a quella della della I.M.U. .A seguire la Tobin tax,la tassazione applicata su azioni e prodotti derivati,che forse verrà sostituita dalla Raidertax   ,una tassa sulla speculazione in Borsa e sulle cripto-valute. Continuando c’è l’imposta di registro per registrare qualsiasi documento.Passiamo poi alla TA.RI. ,quella dei rifiuti. La tassa che più di tutte fa indignare perché il servizio in molte città italiane è quasi del tutto inesistente. Roma tra le tante. Le accise sono le imposte che gonfiano il prezzo dei carburanti.L’elenco è lungo,dove possiamo trovare il terremoto di Messina,il Belice e tutti gli altri eventi   catastrofici,molti dei quali insoluti. Soltanto dalla benzina lo Stato ha ricavato 33,8 miliardi,dai tabacchi 10,5 miliardi,nel gioco del Lotto 13,9 miliardi. Ce ne sono alcune decisamente singolari,come ad esempio la tassa regionale sulle emissioni degli aeromobili,una imposta sugli spiriti,ovvero la distillazione di alcolici sui gas non condensabili. La pressione fiscale è destinata a salire,dal 42 per cento di quest’anno al 42,7 per cento del biennio 2020-2021. Nel 2020 ,se non dovessero essere sterilizzate le clausole di salvaguardia il gettito tributario aumenterà di 24 miliardi di euro. Nel quadriennio 2019-2022,tra prelievi tributarie versamenti contributivi,le famiglie e le imprese si troveranno a pagare circa 76 miliardi in più rispetto al 2018. L’unico lieve aumento è previsto nella voce riguardante gli investimenti pubblici ,per le infrastrutture e grandi opere,con un più 11,39 per cento,con uscite per 6,6 miliardi  di euro. Le promesse sono sempre tante,tanto non costano nulla.

Aldo A.

La serietà non è di casa

C’è chi ha inquinato,chi ha chiuso gli occhi,chi ha provato a nascondere la polvere sotto un tappeto ormai ridotto in brandelli,chi non ha deciso,chi ha scelto di non decidere,chi ha guardato solo gli interessi economici di breve termine,chi non è stato in grado di pensare a lungo termine,chi non ha avuto il coraggio di immaginare il futuro. La lunga e tragica storia dell’Ilva,ora ex Ilva e prima ancora Italsider,ha tanti colpevoli e responsabili che vanno ricercati in diversi ambiti,da quello politico a quello industriale. Il tutto sulla pelle di una città,Taranto,che simboleggia per certi versi l’Italia: il fallimento di una politica industriale,la mancanza di una strategia,l’eterno rimpianto e rabbia per tutto quello che poteva,o potrebbe essere,e che non è stato o che ancora non è. Una storia,quanto meno la sua parte drammatica,che comincia negli anni Ottanta quando il settore siderurgico entra in una profonda crisi. Nel 1988 Italsider e Finsider vengono messe in liquidazione e scompaiono. L’impianto di Taranto torna all’antica denominazione di Ilva e passa al Gruppo Riva nel 1995. La lunga sequenza di eventi che ci conduce fino ai giorni prende il via nel 2008,quando i magistrati di Taranto avviano un’inchiesta per accertare l’ipotetica incidenza dell’inquinamento causato dall’ Ilva sulla salute,non solo degli operai ma anche dei cittadini di Taranto. Un’inchiesta che porta nel 2012 all’ordine di sequestro,senza la facoltà di uso,degli impianti dell’area industriale in questione,dopo aver prodotto un drammatico aumento delle morti e delle malattie riconducibili alle emissioni di inquinanti. Si succedono accuse di disastro doloso e di arresti. Monti,Letta,Renzi,Gentiloni ed infine Conte con i suo governi giallo-verde e giallo-rosso. Sono questi i Primo Ministro che si sono succeduti negli ultimi otto anni circa,senza che fosse trovata una soluzione definitiva alla questione Ilva  e senza che venisse messa a punto una prospettiva concreta di risanamento. Una serie di decreti legge per non cambiare nulla e lasciare lì intatti i problemi legati alla salute e al lavoro. Un dilemma che è sembrato irrisolvibile sin dai tempi del Governo Monti. E dire che altrove,vedi Bilbao,Duisburg o Pittsburg,per citare gli esempi più conosciuti,hanno sfruttato situazioni analoghe per rilanciare la città,dando un futuro diverso,con più salute,più turismo e gli stessi livelli occupazionali del periodo dell’era siderurgica. E invece il momento di per se negativo dell’inchiesta ,come spesso accade in Italia,non viene sfruttato per progettare il futuro a lungo termine. No,in Italia si pensa sempre all’immediato. Ecco allora i vari decreti di commissariamento del 2013,lo scudo penale del 2015 e i Salva Ilva.,per poi arrivare al coinvolgimento di Arcelor Mittal. Una relazione dell’A.N.A.C. sosteneva che l’offerta di Acciai Italia  fosse la migliore rispetto alle altre. Ora la fuga del colosso Arcelor Mittal con la scusa della rimozione dello scudo penalecaldeggiata dal M5S . Ed ora cosa fare?Reintrodurre lo scudo penale,oppure provando a coinvolgere gli indiani della Jindal o qualche colosso cinese ?Tirare sempre e comunque a campare. Perle idee di un futuro sostenibile ed innovativo passare altrove. In Italia la serietà non è di casa. Purtroppo.

Aldo A.

L’Italia non è di acciaio ?

Segnali di consolidamento ,con avvisaglie di una inversione di tendenza,arrivano dalla filiera dell’acciaio nazionale,che lo scorso anno ha mantenuto,e in certi casi migliorato i propri risultati economici e operativi  rispetto al 2017. Restano presenti alcune criticità che devono essere rapidamente affrontate,in una prospettiva di rallentamento della congiuntura economica. Una di queste è la riduzione del valore aggiunto sul fatturato,la perdita di redditività dei centri di servizio,seppure dopo un biennio soddisfacente,la leggera flessione della redditività sulla vendita,la carente solidità di alcuni comparti come quello della distribuzione e del commercio di rottame e ferroleghe. Questo è quanto emerge dallo studio presentato ad ottobre di quest’anno da Gianfranco Tosini,Ufficio Studi Siderweb,e realizzato in collaborazione con i professori Claudio Teodori e Cristian Carini dell’Università degli Studi di Brescia,che valuta la situazione reddituale,finanziaria e patrimoniale delle imprese siderurgiche nazionali attraverso la lettura e l’interpretazione dei dati del bilancio dell’esercizio finanziario 2018. L’appuntamento è giunto all’undicesima edizione e quest’anno risulterà ancora più dettagliato con l’inserimento dei dati del taglio e la lavorazione della lamiera,i dati economici contabili consolidati dei principali gruppi siderurgici italiani. I bilanci complessivamente analizzati sono stati 5.500,contro i 4.500 del 2017,così ripartiti :1.800 della filiera “stretta” (produzione acciaio e prima trasformazione,centri servizio,distribuzione,commercio di rottame e ferroleghe ,taglio e lavorazione della lamiera),3.200 della filiera “allargata” (utilizzatori) e 500 gruppi e imprese estere della produzione e distribuzione dell’acciaio. La fotografia scattata a fine 2018 presenta ancora una situazione nel complesso positiva,con una redditività e fatturati in crescita rispetto all’anno precedente. Tuttavia da alcuni mesi a questa parte la ripresa globale non è più la stessa,anche a causa dell’incertezza  creata dalle tensioni politiche e commerciali. Dobbiamo fare i conti con un mutato contesto nazionale e internazionale,che richiede una maggiore attenzione e una visione più attenta ai mercati internazionali. Il fatturato totale della filiera siderurgica in senso stretto  nel 2018 è stato di circa 71 miliardi di euro,erano 64 nel 2017,con un più 11,3 per cento rispetto al 2017. Il reddito netto è ammontato a 1,8 miliardi di euro,contro 1,6 miliardi del 2016 ed un reddito netto di 1,6 miliardi. Come sottolinea nel suo editoriale “bilanci d’acciaio 2019″ Emanuele Morandi,presidente di Siderweb”,la filiera dell’acciaio,asse portante e spina dorsale dell’intera industria manufatturiera,ha bisogno bisogno di tutto meno che di incertezza e decrescite infelici . Una vera svolta green richiede di partire da un approccio pragmatico realistico,che si proponga obiettivi chiari  e perseguibili”. Nel 2018 la produzione di acciaio è aumentata dell’1,9 per cento,in rallentamento rispetto all’incremento del 3 per cento dell’anno precedente. La decelerazione del tasso di crescita è stata provocata dalla contrazione della produzione di laminati piani (-1,6 per cento),mentre la produzione di laminati lunghi è cresciuta del 4,1 per cento. La produzione di acciai legati è aumentata più della media,toccando un nuovo massimo storico,con un’incidenza sulla produzione totale che è salita al 23 per cento. Le importazioni dei prodotti siderurgici ,compresi semilavorati,lingotti e prodotti di prima trasformazione,si sono attestate a 20,8 milioni di tonnellate,con un incremento del 4,7 per cento rispetto al 2017. Lo scambio con l’estero è quindi negativo per 3,3 milioni di tonnellate,contro le 2,3 milioni di tonnellate dell’anno precedente. Le previsioni del 2019 prevedono una fase di rallentamento dell’economia globale per il protrarsi delle tensioni commerciali e del ciclo economico,dovute principalmente alla Cina che ha aumentato la produzione di acciaio di oltre il 9 per cento,a fronte di una riduzione della Germania del 4,4%,dell’Italia del 4,5 per cento ed una media UE del 2,9 per cento. In buona sostanza la guerra commerciale USA-Cina vede come prima vittima la UE e la nostra Italia che paga l’incompetenza o negligenza di una classe politica inetta,se non peggio.

Aldo A.

L’ombellico del mondo

Per comprendere il perché di questo titolo dovrete leggere buona parte dell’articolo. Quando si parla di cucina il pensiero  va al ricordo,alla tradizione,agli antichi sapori,ripresi con cura e rivisitati conservando quel gusto originale e autentico che nel tempo lo ha reso celebre. Il sentimento legato alla tradizione culinaria in Emilia Romagna è saldamente legato a queste immagini,alla terra,ai suoi frutti ed alle persone che lo hanno amato,celebrato e lavorato sino ai giorni nostri,diventando il simbolo stesso della città di Bologna. Ma come in ogni buona ricetta è necessario proseguire per gradi,con ordine,e mettere insieme tutti gli ingredienti nella pentola. Per questo dobbiamo parlare delle leggende,delle anziane signore che raccontano i fatti mutandoli in aneddoti e miti. Si narra che nel 1200 arrivò in una locanda chiamata Corona,a Castelfranco Emilia,una giovane e bella marchesina su di una carrozza tirata da quattro cavalli,per riposarsi dalle fatiche del viaggio. Il locandiere accompagnò la dama in camera e,attratto irrimediabilmente dalla sua bellezza,rimase a spiarla dal buco della serratura,rimanendo così  ammaliato dal suo ombellico. Al momento di preparare la cena,l’immagine lo aveva talmente ispirato da tirare la sfoglia riproducendole fattezze dell’ombellico della giovane signora.Non sapendo cosa farne di quei pezzetti di sola pasta sfoglia,li riempì di carne. E così nacque il prelibato tortellino ripieno. Per altri la medesima storia assunse un valore divino,vedendo al posto della marchesina la Dea Venere. Secondo lo scrittore Alfredo Panzini,il tortellino ha origine sul fondo di un secchio. Per la precisione dalla ” Secchia Rapita” cantata dal poeta modenese Alessandro Tassoni nel 1624. Il poema narra per dodici canti l’eterna rivalità fra le vicine Modena e Bologna,per cui persino un comune secchio da pozzo per l’acqua era motivo di disaccordo e lite. Quando la secchia venne rubata dai modenesi scoppiò una guerra che vide coinvolti personaggi eroici,nobili e divinità dell’Olimpo,scesi a battagliare nel tragicomico duello delle belligeranti città. Dalla Dalla “Secchia rapita” si sarebbe ispirato il poemetto ottocentesco di Giuseppe Ceri,narrante la spedizione terrena di tre divinità : Bacco,Marte e Venere. Gli dei schierati dalla dalla parte dei modenesi si fermarono a ristorarsi alla locanda di Castelfranco Emilia,al confine tra le province. Un altra variante della leggenda ha come filo conduttore il poema della “Secchia rapita” che vuole una Venere dormiente,lasciata sola alla locanda e trovata al risveglio dal locandiere in vesti discente e ammalianti. Lo storico Cervellati segnala che nel dodicesimo secolo si mangiavano i “tortellorum  ad Natale” ,la festività natalizia. Dal 1500 la storia ha i suoi testimoni :nel diario del Senato di Bologna si riporta che a sedici Tribuni della Plebe riuniti a pranzo fu servita a pranzo una “minestra de torteleti “,mentre nel 1570 un cuoco bolognese,forse Bartolomeo Scappi ,cuoco di Papa Pio quinto ,fece stampare un migliaio di ricette tra cui quella dei tortellini. Nel 1664 Vincenzo Tanara ,nel ” L’economia del cittadino in Villa”  parla di “tortellini cotti nel burro” . Quasi due secoli più tardi,nel 1842,il viaggiatore e bibliografo francese Antoine-Claude Pasquin,detto Valery,riporta di un “ripieno di sego di bue macinato,tuorli d’uovo e parmigiano”. Dati noti arrivano dal secolo recente con la presenza dei tortellini alla Fiera di Los Angeles nel 1904. Un cibo,tra storia e  leggenda,che deve essere preservato quale esempio di italianità. La nostra classe politica va nella direzione opposta,dove vuole la UE.

Aldo A.

Aspetti dell’immigrazione

Come sottolineano le quotidiane vicende di cronaca,non c’è giorno che clandestini ,disperati che non hanno nulla da perdere se non ingenti somme,che spesso sono anticipate da multinazionali dello schiavismo,corrano ad imbarcarsi sopra imbarcazioni di ogni tipologia e condizione di stato d’uso,verso quella che fingono ,credono essere la loro salvezza. Si tratta di un problema che dovrebbe essere trattato a livello di Unione Europea,ma che trattati frettolosamente firmati dai nostri governanti,ha reso italiano. A fronte di tutto questo occorre però dare risposte non legate all’emergenza del momento,reale o presunta. Partendo dal tema ‘migrazioni ambientali’questa supposta emergenza si è posta all’attenzione a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. Sebbene il termine ‘rifugiati ambientali’ non sia legalmente riconosciuto a livello internazionale,la migrazione e i conflitti,armati o meno,sono diventati una emergenza prioritaria tra i temi della ‘salute globale del nostro pianeta. Quindi la nostra salute e la nostra sicurezza. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici,un recente rapporto sottolinea che questi possono portare ad un miliardo le migrazioni entro la fine di questo secolo. Il fattore ambientale va poi ad interagire con tutta un’altra serie di fattori correlati nel determinare la scelta di di partire verso luoghi considerati migliori. Una serie interconnessa di fattori socioeconomici,politici e culturali,nonché fattori correlati alle caratteristiche personali di ciascun individuo,devono essere presi in considerazione. I cambiamenti ambientali a turno influenzano tutti questi fattori in vario modo e tendono a esacerbare esistenti incentivi a emigrare,in modo  più o meno lecito. Questa concettualizzazione riconosce che i fattori determinanti della migrazione sono quelli di natura economica,che continueranno ad esserlo,anche se i cambiamenti ambientali influenzeranno sempre di più la situazione,con un impatto sui salari rurali,prezzi dei prodotti agricoli,esposizione al rischio e alla tutela degli ecosistemi. Il modello occidentale,alla ricerca di sempre nuovi compratori,tende a schiacciare chi è meno sviluppato economicamente,con conseguenze per l’ambiente. Se un’area era produttiva cessa di esserlo per via dell’accaparramento forzoso dei terreni,ma anche per la crescente desertificazione avvenuta a causa dell’uomo,non potremo che avere esempi come quello del Ghana e delle sue coltivazioni di pomodoro. Era una piccola ma fiorente industria,sino a quando non è stata radicalmente cambiata dai ‘pelati’ europei venduti sottocosto. Una prelibatezza supportata da finanziamenti europei che è stata soppiantata dai pelati in scatola,anch’essi finanziati dalla stessa Unione Europea. Lasciando senza lavoro migliaia di lavoratori,sia in Italia che in Europa ed in Africa. Facendo così la fortuna della Cina che li produce sottocosto,e di chi organizza i barconi dei migranti/clandestini e della criminalità organizzata italiana e straniera. Occorre che la scienza,ma soprattutto la Politica internazionale,puntino a creare un contesto di conoscenza diffusa che sia la premessa essenziale per creare un dialogo economico e sociale tra il cosiddetto ‘mondo sviluppato’ e quello ‘sottosviluppato’ . Un percorso che eviti la migrazione economica ammantata da guerre,tutte volute dai Paesi occidentali e dalla Cina,per il controllo delle risorse energetiche e delle terre coltivabili a basso costo. Queste ultime ambite particolarmente dalla Cina.

Aldo A.

RENZI,GRILLO,DRAGHI:PIANO MASSONICO PER FAR FUORI SALVINI.

Renzi, Grillo e Draghi: piano massonico per far fuori Salvini


Tratto da www.libreidee.org/2019/08/renzi-grillo-e-draghi-piano-massonico-per-far-fuori-salvini/

Quella di Matteo Salvini è una mossa disperata, ma l’unica possibile: il leader della Lega ha Continua a leggere RENZI,GRILLO,DRAGHI:PIANO MASSONICO PER FAR FUORI SALVINI.