Il Meccanismo Europeo di Stabilità

Il suo obiettivo è quello di consentire al Fondo salva-stati di concedere linee di credito agli Stati membri dell’Unione che si trovino in difficoltà sui mercati finanziari e diventare prestanome di ultima istanza per le crisi bancarie. Questo è uno degli che ufficialmente hanno spinto i Capi di governo della zona euro ad avviare la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità,meglio conosciuto come M.E.F. ,che si dovrebbe concludere con l’approvazione di un nuovo trattato al Vertice europeo del prossimo dicembre,dopo l’accordo raggiunto lo scorso giugno all’Euro-gruppo. Lo scopo dichiarato è di consentire,come detto in precedenza,al Fondo Salva-stati di concedere linee di credito agli Stati che si trovino in difficoltà sui mercati finanziari e diventare prestatore di ultima istanza per le crisi bancarie. Il Meccanismo Europeo di stabilità dovrebbe essere trasformato per l’appunto in una sorta di Fondo Monetario Europeo e fungere nel contempo da rete di sicurezza per il Fondo di Risoluzione  Unico delle crisi bancarie. Il M.E.S. è nato durante la crisi della zona euro con riferimento al Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria,creato appositamente per la Grecia nel 2010. Entrato in funzione nel 2012 e diretto,non a caso,dal tedesco Klaus Regling,ha un capitale autorizzato di 700  miliardi di euro,di cui solo 80 miliardi sono stati effettivamente versati dagli Stati membri. L’Italia è il terzo maggior “sostenitore” dopo la Germania e la Francia,i Paesi ispiratori di questo fondo. Tra il 2010 e il 2015 il M.E.S. ha “salvato”cinque Paesi : Grecia con tre programmi di assistenza finanziaria con la si è ritrovata  in vendita con i saldi,l’Irlanda,Portogallo,Spagna e Cipro. Tra i Paesi del Mediterraneo manca soltanto l’Italia che tengono in frigo come dolce di fine pasto. In cambio di “aiuti” questi Stati membri dell’Unione hanno dovuto sottoscrivere un “memorandum di intesa” e impegnarsi ad attuare una serie di “riforme” sotto il controllo della cosiddetta “troika” formata da Commissione Europea,Banca Centrale Europea,governata sino a pochi giorni fa dall’italiano (?) Mario Draghi,ed infine dal Fondo Monetario Internazionale. Secondo la riforma concordata all’Euro-gruppo il M.E.S. dovrebbe dotarsi di due strumenti : “una linea di credito precauzionale condizionata” e una “linea di credito a condizioni rafforzate”. La prima mette in ginocchio,la seconda uccide la vittima designata. Entrambe saranno disponibili per gli Stati membri dell’area euro con i fondamentali sani,ma che potrebbero essere colpiti da “shock avversi fuori dal loro controllo”. Chi controlla il controllore ? La “linea di credito precauzionale condizionata” è riservata agli Stati membri in cui la situazione economica e finanziaria è fondamentalmente forte e il cui debito pubblico sia ritenuto sostenibile proprio da quella troika che dovrebbe o potrebbe condannarlo al salasso. Ma ci sono delle condizioni per potervi accedere. Sarà infatti necessario il rispetto,nei due anni precedenti della regola del 3 per cento del deficit e la riduzione del debito pubblico di 1/20  l’anno. La “linea di credito a condizioni rafforzate”è invece riservata ai Paesi la cui situazione economica e finanziaria tale. Chi controlla il controllore della sua buona fede ? Nella storia dell’euro-zona  c’è stato un solo precedente di ristrutturazione del debito detenuto dai privati,con il “Private Sector Involvment” ,effettuato nell’ambito del secondo “salvataggio”della Grecia nel 2012. Infine,non dev’essere dimenticato che il il M.E.S. è la porta di accesso al cosiddetto scudo anti-spread della B.C.E.  . Una delle condizioni per poter beneficiare degli acquisti di titoli pubblici dello “Outright Monetary Transaction” (O.M.T. .),lanciato da Mario Draghi nel 2012,è la necessità di sottoscrivere un programma di “assistenza finanziaria” con il M.E.S. . Il nuovo trattato M.E.S. riformato dovrebbe entrare in vigore ,una volta che sarà ratificato da tutti i diciannove Paesi membri. Il processo di ratifica dovrebbe iniziare soltanto dopo l’accordo formale sul testo del nuovo Trattato e dei documenti a questo collegato,sul quale si esprimerà il prossimo  Consiglio di dicembre. La vita del nostro attuale Governo nazionale è subordinato,dal punto di vista europeo,alla ratifica di questo provvedimento. La tempesta perfetta contro l’Italia sovrana accadrà subito dopo. E il resort Italia potrà avere inizio. A meno che…ma questa è un’altra storia.

Aldo A.

La nostra economia tutto compreso

L’economia sommersa del nostro Paese vale circa 211 miliardi di euro,12,1 per cento del nostro PIL nazionale ed è riferito all’anno 2017,ultimo anno censito  da l’ISTAT. Lo rende noto lo stesso istituto di ricerca e statistica nel rapporto “L’economia non osservata nei conti nazionali” ,sottolineando che l’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro e le attività illegali illegali a circa 19 miliardi di euro. Le stime per il 2017 confermano la tendenza alla riduzione dell’incidenza sul PIL della componente non osservata,illegale,dopo il  picco del 2014,con il 13 per cento . Le unità di lavoro irregolari nel 2017 sono state 3,7 milioni,in crescita di 25 mila unità rispetto al 2016. Secondo l’istituto di ricerca il 41,7 per cento del PIL/lavoro sommerso si concentra nel settore del commercio ,nel commercio all’ingrosso come in quello al dettaglio,al trasporto e magazzinaggio ,all’attività di alloggio e ristorazione,dove si genera almeno il 21,4 del PIL sommerso locale. Analogamente l’incidenza al ricorso del sommerso è decisamente alta negli altri servizi “alla persona”,dove è pari al 12,3 per cento del sommerso,pur contribuendo con soltanto con il 4,1 per cento alla formazione del valore aggiunto totale,al PIL. All’opposto il settore “altri servizi alle imprese” dove contribuisce al valore aggiunto dell’intera economia per il 27,2 per cento,mentre il suo peso nel sommerso è pari al 12,7 per cento. Anche le “attività di produzione di beni intermedi e attività di produzione di beni di investimento” contribuiscono all’economia sommersa in misura più ridotta ,rispettivamente per lo 0,8 e 2,1 per cento del valore aggiunto complessivo,6,4 e 6,7 per cento. Nel 2017,le attività illegali considerate nel sistema dei conti nazionali,hanno dunque generato un valore aggiunto,PIL sommerso,pari a 18,9 miliardi di euro,con un’incremento di 0,8 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. I consumi finali di beni e servizi illegali sono risultati pari a 20,3 miliardi di euro,con una crescita di 0,9 miliardi rispetto al 2016,corrispondenti a l’1,9 per cento del valore complessivo della spesa finale. Tra il 2014 e il 2017 l’incremento delle attività illegali è stato pari a 2,4 miliardi,per un valore aggiunto illecito e quindi evaso, di 2,7 miliardi,per la spesa dei consumi finali delle famiglie italiane,con una crescita media annua rispettivamente del 4,7 3 4,9 per cento. La crescita delle attività illegali è determinata prevalentemente dal traffico di stupefacenti. Nel 2017 il valore aggiunto,l’evasione fiscale,sale a 14,4 miliardi e la spesa per i consumi raggiunge i 15,7 miliardi di euro. Nel corso dell’intero periodo preso in esame l’incremento medio annuo per entrambi gli aggregati è stato di circa il 5,8 per cento. Le attività di contrabbando di sigarette nel 2017 ha rappresentato il 2,5 per cento del valore aggiunto,ovvero illegale e quindi fiscalmente evaso,con un minor ricavo pari a cinquecento milioni di euro e il 3,2 per cento dei consumi delle famiglie,con settecento milioni di euro di evaso. Le attività illegali di fatto interagiscono con quelle legali non dichiarate al fisco. Questo è il caso del traffico di droga che genera un’indotto di servizi,stoccaggio e trasporto  che nel periodo 2014-2017  è cresciuto,passando  da un valore aggiunto,quindi evaso,che è passato da 1,2 a 1,3 miliardi di euro. Il ricorso al lavoro irregolare,in nero,da parte delle imprese,si legge nei rapporto ISTAT,è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano. Il tasso di irregolarità,calcolato percentuale,delle posizioni di lavoro,calcolato come incidenza percentuale delle posizioni di lavoro,risulta stabile nel biennio 2016-2017,per effetto di una dinamica del lavoro in linea con quella complessiva. Il tasso di irregolarità è più elevato tra i lavoratori dipendenti rispetto a quello indipendente,rispettivamente con il 16 per cento e il 14,2 per cento. Nell’insieme del periodo 2014-2017 il lavoro irregolare presenta una dinamica differenziata e opposta a quella che caratterizza il lavoro regolare: gli irregolari aumentano di circa 59 mila unità,con una crescita dell’1,6 percento,mentre i regolari crescono di 603 mila unità,con una crescita di 603 mila unità,pari ad una crescita percentuale pari a 3,1 per cento,determinando un leggero calo del tasso di irregolarità,che passa dal 15,6 percento del 2014 al 15,5 per cento del 2017. C’è da domandarsi in quale posizione statistica siano stati inseriti i migranti/clandestini che sono arrivati,od arrivano,da ogni parte del mondo.

Aldo A.

Dal Monte dei Paschi di Siena all’Istituto Opere Religiose

Il 6 marzo 2013 David Rossi precipita dalla finestra del suo ufficio di Siena e muore. Perché parlare della morte di quest’uomo in un articolo di economia e finanza? Domanda retorica. Perché Rossi era il capo comunicazione sella Monte dei Paschi di Siena e la sua morte giunge durante il periodo più difficile,oscuro di questa banca. Suicidio o omicidio ? Ancora ad oggi ci sono dubbi su questo. Quel che sappiamo è che c’è ancora molto da scoprire,svelare in questa oscura vicenda. La Banca Monte dei Paschi di Siena è la più antica al mondo,essendo stata fondata nel 1472 come Monte di Pietà. Oggi,dopo il tracollo,è comunque il quinto gruppo finanziario in operante in Italia. Come si è arrivati allo scandalo del 2013? Dobbiamo fare un’ulteriore passo in dietro e tornare all’anno 2007,quando la banca fa pervenire al Banco Sander un’offerta di acquisto della Banca Antonveneta . Tutto fila liscio ed a novembre dello stesso anno,quando la banca senese perfezionò l’accordo di acquisto per circa 9 miliardi di euro. Al 31 dicembre dello stesso anno il patrimonio netto della Antonveneta era di circa 3,4 miliardi. Nasceva così ” l’area territoriale Antonveneta” della M.P.S. . Siamo nel 2013 e siccome non non siamo in una favola dove vissero tutti felici e contenti,l’acquisto si rivelo a dir poco cancerogeno per il principale azionista della banca,la Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Inoltre l’acquisizione presenta profili legali riconducibili al reato di aggiotaggio,oltre che all’utilizzo di strumenti derivati poco sicuri. Il presidente della M.P.S. ,oltre che presidente della A.B.I. ,Giuseppe Mussari, viene indagato dalla Procura di Siena per aggiotaggio e ostacolo agli organi di vigilanza. Nella trattativa pare che Mussari abbia intascato per vie traverse e poco lecite ,qualcosa come un miliardo di euro,frutto di una vera e propria truffa al suo istituto di credito. Nell’ottica di espandersi la M.P.S. aveva rilevato svariati istituti di credito,come anche ad operare nei derivati per “rateizzare” le perdite dovute ad alcune operazioni rivelatesi fallimentari. Nel 2002,la Banca si affida al derivato Santorini, tramite la Deutsche Bank,che in quel periodo aveva un rating di tripla “A”.  Tre anni più tardi anche il derivato Alexandria  entra in circolo. Poi arriva la crisi finanziaria e il rating si rivela una burla. La Lehman Brothers crolla miseramente e l’Alexandria va giù in picchiata,generando una perdita di oltre 200 milioni di euro. La Monte dei Paschi di Siena decide di non informare la Banca d’Italia  di quanto stava accadendo,ed invece vende gli Alexandria alla giapponese Nomura. Nel frattempo il Santorini crolla e il M.P.S. diventa sempre di un pericolo. A fine 2012 la Banca d’Italia viene finalmente informata della portata di quanto accaduto. Il vaso si Pandora viene scoperchiato e la notizie diviene di dominio pubblico. Nel giro di tre giorni,dal 22 al 24 gennaio 2013 il titolo hauna perdita del sei per cento,costringendo Mussari a dimettersi dalla A.B.I. . La Monte dei Paschi di Siena è in rotta e nella notte tra il 6 e  il 7 marzo il capo delle comunicazioni del Monte dei Paschi di Siena,David Rossi,precipita dal suo ufficio,nella sede centrale di Siena. Il volo viene catturato da una telecamera  di sorveglianza,ma il mistero rimane. Per la Procura Rossi  si è suicidato,mentre per i parenti è stato ucciso. C’è da sottolineare che la conformazione delle finestre non agevola il suicidio,contestualmente quello è il salotto buono della città e pare impossibile che nessuno abbia notato quanto stava accadendo o sentito nulla. Pare che Rossi fosse particolarmente spaventato nei giorni  antecedenti al colloquio con il Pubblico Ministero,dove sembra avesse intenzione di raccontare qualcosa di molto importante per le indagini. Il caso è stato di recente riaperto ed ora  la pista è quella che Rossi  fosse venuto a conoscenza di festini a base di droga e prostitute,in cui partecipavano politici ed alti dirigenti del più antico istituto bancario del mondo. Siccome siamo in Italia e siccome stiamo parlando di finanza,non poteva mancare l’Istituto Opere Religiose,che a dispetto del nome è la cassaforte del Vaticano,sulla scrivania di David Rossi era presente un appunto con il nome e un numero telefonico dell’ex presidente di questo istituto del Vaticano. Questi ha successivamente dichiarato che esisteva un giro di mazzette  che raggiungeva anche i vertici dello I.O.R. stesso e non solo. A voi ogni possibile considerazione del caso.

Aldo A.

Dallo Stato islamico al portone spalancato

Lo  Stato islamico potrebbe tornare a colpire con azioni terroristiche,anche nell’Europa del politicamente corretto. E potrebbe farlo entro la fine di quest’anno. Lo rivela un rapporto delle Nazioni Unite,sulla base di informazioni emerse da numerosi rapporti dei servizi segreti occidentali. L’Unione Europea stima che almeno seimila dei suoi cittadini abbiano raggiunto l’Iraq e la Siria per combattere sotto la bandiera dello Stato islamico o di altri gruppi di estremisti riconducibili a questi. Circa un terzo di questi sarebbero stati uccisi ,altrettanti sono detenuti in Iraq,Siria o presso milizie curde,siriane ,fuggiti altrove o tornati in Europa con idee decisamente bellicose,sanguinarie. Le loro prospettive future saranno di interesse internazionale per il nostro prossimo futuro,avvertono gli esperti. Alcuni di loro potrebbero unirsi con Al-Qaeda o con altri gruppi terroristici attigui. Altri diventeranno reclutatori di terroristi o loro stessi leader. L’attuale diminuzione degli attacchi non può durare a lungo,forse non arriverà neanche a Natale,ammonisce un rapporto che circola nei piani alti della politica militare. Ci sono centinaia di miliziani stranieri dello Stato Islamico prigionieri delle milizie curdo-siriane sostenute dagli Stati Uniti che,nonostante le insistenze di Donald Trump,i Paesi occidentali non vogliono riprendersi,preferendo lasciarli  nelle mani delle forze locali,consapevoli di non poterli realisticamente processarli. E’ meglio ricordare,a questo proposito,che a metà luglio nei campi  di prigionia delle Forze Democratiche Siriane,nel nord-est della Siria,tra Hasakah e Deir Ezzorr,erano presenti seimila prigionieri combattenti dello Stato Islamico,dei quali cinquemila di origine irachena o siriana e mille provenienti da cinquantaquattro Paesi del mondo. A causa delle difficoltà delle milizie curde nel gestire così tanti prigionieri,molti di loro vengono trasferiti in Iraq e sommariamente impiccati. C’è poi il problema delle migliaia di famigliari dei jihadisti che vivono nei campi profughi sovraffollati nei territori siriani controllati dalla coalizione guidata dagli USA. In Europa una delle principali principali preoccupazioni è la radicalizzazione nelle prigioni,dove tutti i programmi di de-radicalizzazione non si sono dimostrati efficaci. I problemi evidenziati dal rapporto delle Nazioni Unite mettono in evidenza quanto siano blande,inefficaci e ambigue le misure assunte,o meglio,non assunte,dalla UE e dai singoli stati,di fronte a questa minaccia. Se ai veterani jihadisti offrono sussidi e welfare al posto di condanne esemplari,è difficile poi scongiurare la minaccia di nuovi attentati. Lo stesso discorso vale per la de-radicalizzazione nelle carceri. Fallita ovunque perché non è stata attuata nell’unico modo possibile consigliato : istituire carceri speciali di massimo isolamento per jihadisti,tenendo i detenuti comuni in differenti istituti di pena. Sul piano finanziario il rapporto delle Nazioni Unite rivela che l’Isis avrebbe tuttora accesso agli ingenti fondi in danaro in suo possesso,tra i cinquanta ed i trecento milioni di dollari,provenienti dal califfato,che vengono impiegati per mantenere alta la reputazione presso le popolazioni a loro attigue. Come un qualunque ‘brand leader globale’. Una situazione simile potrebbe già essere presente sul nostro territorio,in Italia come nel resto dell’Europa. Il rapporto evidenzia che anche in Africa,in particolare nella parte orientale del Congo ,sta diventando il nuovo polo attrattivo degli affiliati allo Stato Islamico o gruppi terroristici satelliti. E noi italiani,europei,spalanchiamo loro le frontiere andandoli a prenderli a domicilio.Buonanotte Italia,buon pisolino Europa.

Aldo A.

Un’altra voce su Venezia

Quando ho iniziato a scrivere eravamo all’undicesima acqua alta eccezionale dall’inizio del nuovo secolo.Quando in tutto il secolo precedente ne erano state registrate dieci. Da questa semplice considerazione dobbiamo necessariamente partire se vogliamo ben comprendere quanto sta accadendo alla splendida,meravigliosa Venezia. Esiste una corrente di pensiero che sostiene che Venezia sia nata nel luogo sbagliato sin dalla nascita. Non era quello il luogo giusto dove costruire una città. Se ora è li che sorge è soltanto perché nell’anno 452 gli Unni di Attila ne combinarono talmente tante al loro passaggio ,da costringere gli abitanti dell’allora Aquileia,Concordia e Altino a rifugiarsi nella Laguna. In realtà quella zona era abitata addirittura già in epoca antecedente a quella romana,dove antiche popolazioni italiche che vivevano tra paludi e laguna,trovarono abbondanza di selvaggina e di pesce,e contestualmente dedicarsi alla raccolta del sale. Se la Repubblica marinara divenne la potenza che è stata lo devono alla loro posizione strategica scelta durante la fondazione. Piuttosto risulta ancora più interessante analizzare gli errori che sono stati commessi in periodi ben più recenti,e che rischiano di comprometterne la bellezza,il patrimonio culturale e l’esistenza stessa di questa bellissima città   d’arte,nata tra terra ed acqua. Il MO.S.E. ,Modulo Sperimentale Elettromeccanico,è un opera di ingegneria civile la cui costruzione è iniziata nel 2003 ed ancora è lungi dall’essere terminata. Una volta completato dovrebbe essere in grado di difendere Venezia e la sua Laguna dall’acqua alta,attraverso una serie di paratie mobili a scomparsa,poste ai varchi che collegano la Laguna al mare aperto. Le cosiddette ‘bocche di porto’. Bloccando quindi il  Lido,Malamocco  e Chioggia,si dovrebbe riuscire ad isolare temporaneamente la Laguna dal maree permettere quindi alla città di evitare le situazioni come quelle che hanno portato l’acqua a a 187 centimetri,oppure come quella del 4 novembre del 1966,con i suoi drammatici 194 centimetri. Il problema del MO.S.E. sta che tra il 2013 e il 2014 è scoppiato il solito italico scandalo,fatto di mazzette,fatture false e fondi neri,con un centinaio di indagati tra appaltatori,funzionari pubblici,politici e Consorzio Venezia Nuova. Alla fine si è dovuto intervenire lo Stato a commissariare tutto. Nel frattempo,per la gioia dei soliti intrallazzatori,i costi di realizzazione sono naturalmente lievitati. Se i lavori, ,secondo le previsioni  del 2003, sarebbero dovuti terminare nel 2016,poi posticipati nel 2019 ed ora ottimisticamente alla fine del 2022,qualcuno o qualcosa non ha tenuto ben di conto ai piani alti della Politica e della Finanza. I costi,che ottimisticamente negli anni ’80 non avrebbero dovuto superare i 3.200 miliardi delle vecchie lire,ad oggi siamo arrivati alla somma di quasi si miliardi,questa volta però di euro. Ovvero il triplo di quanto previsto. Ma ad opera ancora incompiuta. Forse però ,ancora più grave di quello che non è stato ancora fatto,è quello che è stato fatto. Porto Marghera,per quanto sia oggi in netta decadenza,è stato nel secondo dopoguerra un volano importante per la nostra economia regionale e nazionale. Certo,i sono anche le questioni puramente naturalistiche-ambientali . Senza stare a scomodare i soliti cambiamenti climatici,non è stato ancora  dimostrato che il livello Mar Adriatico si sia alzato. Limitandoci ai soli dati confermati dalla scienza,sappiamo comunque che il fenomeno dell’acqua alta a Venezia è inevitabile. La Subsidenza ,come accennato,le maree astronomiche,precipitazioni,campi barici,portata dei fiumi,direzione dei venti  possono fare la differenza.  Proprio i venti  e non le maree o le forti piogge,contrariamente a quanto si crede,sono la causa principale dell’acqua alta di Venezia.Infatti i venti di scirocco spingono verso nord,nel chiuso del naturale catino mar Adriatico.E quell’acqua non riesce a defluire correttamente dai fiumi e dalla Laguna perché gliela rimanda indietro la Bora,bloccando così il deflusso della laguna e dei fiumi veneti.Se a questo si aggiungono poi le grandi piogge autunnali o un passaggio della Luna ,ecco che si ha la ‘tempesta perfetta’ . Contro quanto appena detto non si può fare altro che migliorare il sistema delle previsioni climatiche,evitare altre iniziative umane, figlie del pressappochismo,e  ovviamente,sbrigarsi a completare questo benedetto MO.S.E. che ci sta costando veramente troppo,per la gioia della lobby politico-economica che ci governa da settant’anni.

Aldo A.

L’emergenza Italia

Acqua alta a Venezia e alluvione a Matera. E’ l’ordinaria emergenza che vive l’Italia ogni volta che è attraversata da una perturbazione anche solo leggermente fuori dalla norma,quotidianità di un Paese in conclamato dissesto idrogeologico . Una piaga che ogni volta si promette di combattere con piani di emergenza straordinari che potrebbero creare nuove anche nuove opportunità di lavoro. Tutto poi si risolve in tante parole,molte leggi ,nuove strutture operative definite ‘speciali’ e pochi,pochissimi atti concreti. Come sottolinea la Corte dei Conti nella relazione sul “Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico 2016-2018″del 31 ottobre scorso. Un documento che riepiloga gli innumerevoli interventi legislativi varati dai vari Governi  che si sono succeduti,dai quale si evince un’unica amara verità : ” le risorse del Fondo Progettazione effettivamente erogate alle Regioni,a partire dal 2017,rappresentano ad oggi soltanto il 19,9 per cento del totale complessivo in dotazione,a testimonianza dell’inadeguatezza delle procedure ,della debolezza delle strutture attuative degli interventi,dell’assenza di controlli e monitoraggi . Infatti sono stati erogati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del mare soltanto la prima tranche,pari al 26 per cento dell’importo richiesto da ciascuna regione richiedente. Non è stata erogata la seconda tranche,pari al 47 per cento,non avendo nessuna Regione completato le progettazioni finanziate “. Rispetto all’indagine precedente del 2015,annotano i giudici,” il quadro complessivo delle problematiche risulta immutato,nonostante gli interventi correttivi posti in essere”. Per avere un’idea  di  quanto è stato richiesto dalle Regioni,o meglio,da quelle pochissime Regioni sono state in grado di presentare progetti per i quali è possibile passare alla fase operativa,basta dare un’occhiata alla tabella riguardante il “Piano stralcio per le aree metropolitane” ,una sorta di percorso preferenziale,per erogare più velocemente i finanziamenti,allegata alla relazione aggiornata al 31 maggio 2019. La Liguria,a titolo di di esempio,regione regolarmente e tristemente colpita dalle alluvioni,si vede assegnare una somma complessiva di  275 milioni di euro,dei quali ne sono stati realmente erogati soltanto 41,2. La Lombardia attendeva poco più di 112 milioni,ne ha realmente ricevuti quasi 17,il Veneto ha ricevuto poco più di 15 milioni a fronte di una assegnazione di oltre 104 milioni. Cinque Regioni (Abruzzo,Liguria,Lombardia,Sardegna,Toscana e Veneto) hanno ricevuto la prima tranche di finanziamento a titolo di anticipo,pari al 15 per cento di quanto previsto. Soltanto l’Emilia Romagna ha ottenuto le prime cinque tranche,pari a 20 milioni di euro sui 27 previsti,per un’importo complessivo di 114,4 milioni di euro,somma questa che ha esaurito “le risorse di bilancio del competente e già citato ministero,pari a 96.438.142 milioni “. Poi più nulla. E ripetiamo che queste sono le Regioni considerate virtuose. Le altre,soprattutto del Mezzogiorno,non avevano prodotto neanche gli Studi di Fattibilità. Solo segnalazioni di intervento. Anche il Fondo Nazionale piange. La Puglia,che nel triennio 2016-2018 è stata oggetto di 32 alluvioni,26 frane e un cedimento do costa,che dovrebbe ricevere 405.276.375 euro totali,se ne è visti assegnare 11,5 milioni. La Sicilia,con 14 alluvioni,48 frane e 10 cedimenti di costa,per i quali attendeva 357 milioni,ne ha visti arrivare soltanto 16 ed incassati 4,1 milioni. E così via. E naturalmente il tempo passa e la situazione del Paese si aggrava,con conseguente esplosione dei costi e dei fondi necessari. Se nella programmazione 2000-2014 si contavano richieste per 1.781 interventi sull’intero territorio nazionale,con un fabbisogno stimato di 9,5 miliardi,a luglio 2015 il numero di interventi era salito ad oltre 7 mila con un fabbisogno di circa 22 miliardi. Due anni dopo,a maggio 2017,il fabbisogno presunto era di 9.420 interventi con un’esborso previsto di 28 miliardi di euro. Ma cosa blocca i Cantieri ? la risposta l’ha data il M.A.T.T. ,scrivendo “problemi di spesa da parte dei soggetti attuatori (Presidente della Regione) dovuti in parte a problemi di ordine burocratico e amministrativo e in parte di ordine burocratico,e in parte per la cronica mancanza di progettazione di livello adeguato “. E qui,come nel Gioco dell’Oca,siamo tornati al punto di partenza. Alla Testa che non funziona bene.

Aldo A.