Innovazione e lavoro

L’automazione del lavoro è diventato uno dei settori guida per lo sviluppo e la competitività delle nostre imprese e della nostra economia,poiché può aumentare l’efficienza e la produttività,fattori questi di grande rilevanza per gli standard qualitativi dei prodotti e,conseguentemente,per la busta paga.In questo periodo è in corso un dibattito sul suo impatto sull’occupazione,in cui si inserisce l’analisi dello Studio  Ambrosetti ,dal titolo “Tecnologia e Lavoro:governare il cambiamento”,dedicata in parte al mercato del lavoro italiano. Partendo dai dati di una ricerca del 2016,in cui gli autori stimano la suscettibilità all’automazione delle mansioni riconducibili  a 702 professioni,e applicandole al mercato del lavoro italiano. Lo sviluppo dello studio indica che il 14,9 per cento dei  lavoratori italiani,pari a 3,2 milioni dei lavoratori attualmente occupati,potrebbe perdere il posto di lavoro nei prossimi 15 anni. Gli elementi che riconducono al rischio automazione o meno, sono la ripetitività del lavoro svolto,le capacità creative e innovative richieste per lo svolgimento delle mansioni,la complessità intellettuale e operativa delle attività svolte e le capacità relazionali e sociali sul luogo di lavoro. Coloro che maggiormente rischiano il posto di lavoro sono lavoratori un senza un titolo di studio minimo,con il  il 21 per cento dei lavoratori,seguiti da un 18 per cento con la licenza media,con il  diploma di maturità al 16 per cento. Tra gli occupati,con la formazione post universitaria,all’aumentare del livello di specializzazione accademico,si verifica la riduzione della percentuale di rischio automazione. Degli uomini e delle donne sostituiti dagli automi . Gli effetti negativi sull’occupazione si traducono in una contrazione dei consumi pari a 8,6 miliardi di euro nell’arco di tempo considerato,e questa  a sua volta in una riduzione del valore aggiunto pari a 14 miliardi di euro,corrispondenti a quasi l’1 per cento del PIL,e quindi del gettito fiscale,con un calo di 6 miliardi di euro.Questi effetti crescono progressivamente,comportando la perdita di posti di lavoro,ma almeno inizialmente non nei consumi,grazie alla possibilità di attingere ai risparmi e alla presenza di ammortizzatori sociali e il sostegno della famiglia nel suo insieme. L’innovazione tecnologica ha effetti positivi poiché abilita la creazione di nuove figure professionali,e quindi nuova occupazione. Ogni posto di lavoro creato nelle nuove professioni  a sua volta crea 2,1 nuovi posti di lavoro. Questo significa che per bilanciare la prevista perdita di lavoro,il nostro Paese dovrebbe creare in questi settori innovativi oltre 40 mila nuovi posti di lavoro nei prossimi cinque anni,oltre 7 mila nel secondo e quasi 95 mila nel terzo periodo di cinque anni. Numero questo che potrebbe aumentare se lo scenario previsto subisse una accelerazione . Lo studio quindi sprona ad incentivare gli investimenti in innovazione e la cosiddetta Industria 4.0,essenziali per ricollocare il nostro paese tra quelli che attraggono imprese e talenti,senza dimenticare di promuovere le attività di formazione. Ci sarà mai in Italia un Governo capace di fare tutto questo ?

Aldo A.

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