Il trasporto pubblico a Firenze e in Italia

I dati del rapporto annuale di Mediobanca sull’efficienza dei servizi pubblici nelle prime dieci città italiane smentiscono la retorica del ‘privato efficiente’ . A.T.A.F. ,l’azienda  dei trasporti  dell’area fiorentina ,privatizzata da Matteo Renzi nel 2012,è al primo posto per i ritardi e all’ultimo per investimenti,mentre GEST,la tranvia,è l’azienda cn meno ‘ricavi di mercato’ nonostante sia stata anch’essa privatizzata. Il rapporto annuale dell’Ufficio Studi di Mediobanca ‘Indicatori di efficienza e qualità delle aziende di trasporto pubblico locale’,pubblicato di recente,fornisce diversi spunti di riflessione sulla gestione di quattro servizi pubblici ritenuti fondamentali per la cittadinanza quali acqua,aeroporti,igiene ambientale e trasporto pubblico locale  delle città di Bari,Bologna,Firenze,Genova,Milano,Palermo,Roma,Torino e Venezia. Un bacino di 8,7 milioni di persone,circa 1/7 della popolazione italiana. Nell’ambito del trasporto pubblico locale una delle chiavi di lettura attraverso cui filtrare i dati di Mediobanca è quello che si concentra,in modo particolare,sui risultati delle politiche di privatizzazione  del settore. Firenze è la città capofila della privatizzazione del trasporto pubblico locale. A.T.A.F. Gestioni ,la società che gestisce i bus fiorentini,è stata ceduta a BusItalia ,società del gruppo F.S.,nel 2012 dall’allora sindaco Matteo Renzi,mentre GEST,la società di gestione della tranvia, era stata in precedenza affidata a R.A.T.P. ,società francese che gestisce il trasporto pubblico parigino.  Genova,che era stata la città apripista cedendo quasi dieci anni prima,la società A.T.M. alla alla Transdev,la Cassa Depositi e Prestiti francese,che l’aveva poi girata alla stessa R.A.T.P., nel 2010 aveva visto i francesi ritirarsi dalla gara. La reazione dei lavoratori ad un piano da cinquecento esuberi,e con tagli per tre milioni i chilometri alle linee,aveva portato i sindacati a togliere la firma dal piano industriale sottoscritto qualche tempo prima,spingendo  il socio privato a ritirarsi. Privata è anche la Roma T.P.L. ,la società a cui A.T.A.C. di Roma ha ceduto in appalto alcune linee,prevalentemente periferiche,nota per i ritardi nel pagamento degli stipendi che sono all’origine di alcuni recenti scioperi nella Capitale. Con due aziende come la romana A.T.A.C.  e la napoletana A.N.M. ,in amministrazione controllata,molti invocano la cessione ai privati,quale unica strada percorribile per riportarle all’efficienza. La milanese A.T.M. si  già incamminata lungo la via della privatizzazione senza gara di appalto. Nel complesso le aziende di trasporto pubblico locale delle città prese in esame da Mediobanca  hanno un bacino di utenza di quasi quattordici milioni di abitanti,1/4 della popolazione italiana,trasportandone ogni giorno 7,4 milioni di passeggeri lungo una rete di oltre 18 mila chilometri. Un sistema che ha i suoi picchi a Roma e Milano. Uno degli indicatori analizzati dal Rapporto è la composizione dei ricavi come somma di introiti da contratto di servizio,fondi statali ripartiti tra le aziende dalle Regioni. La normativa,il decreto Burlando,stabilisce che i ricavi ottenuti dai biglietti e abbonamenti debbano rappresentare almeno il 35 per cento delle entrate complessive. Altro dato degno di nota riguarda gli investimenti delle aziende che operano nel settore. A Bologna si investe il 22,6 per cento,a Bari il 15,9 per cento,a Milano il 13,8 per cento. Se per quanto riguarda gli investimenti e puntualità A.T.A.F. e GEST di Firenze non sono tra i migliori,le due aziende appena citate primeggiano nel far lavorare i loro dipendenti,inteso come produttività. A.T.A.F. è seconda soltanto a Milano. E’ vero anche che la produttività non è legata soltanto al fattore lavoro,ma anche all’organizzazione del servizio,alla viabilità ed altri fattori . Tuttavia se i dipendenti A.T.A.F. sono scesi dai 1.096 del 2013 agli 871  del 2018,e per far fronte a questo taglio di organico si è provveduto a tappare il buco   con i lavoratori ‘distaccati’ ,ovvero assunti da BusItalia con contratto extraurbano e mandati a lavorare in A.T.A.F. senza indennità e con il rinnovo del contratto ogni sei mesi ed una paga di milleduecento euro complessivi. L’efficienza,la produttività non   andare di pari passo con la dignità del lavoratore e il rispetto di un servizio all’utenza quanto meno dignitoso ? A Firenze ed altre città parrebbe di no.

Aldo A

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