Il gioco dell’oca

E’ un paradosso che un Governo come quello giallo-rosso stanzi ingenti risorse per dare liquidità alle imprese attraverso le banche,mentre le pubbliche amministrazioni non pagano i loro debiti con le imprese. Eppure, somme già stanziate nel bilancio non vengono trasformate in pagamenti effettivi. Il sistema produttivo nazionale necessita di urgenti risorse economiche,di liquidità,per le conseguenze dovute all’emergenza sanitaria  che ha colpito in nostro Paese,l’Europa,il mondo. E tuttavia la nostra Pubblica amministrazione,nazionale e locale,ha accumulato verso le imprese debiti per circa 53 miliardi di euro. Circa il 2,9 per cento del PIL riferito all’anno 2018,frutto di consistenti ritardi  nei pagamenti,rispetto alle leggi e normative esistenti . Secondo i dati della Piattaforma dei Crediti Commerciali della Ragioneria Generale dello Stato,questi ritardi arrivano  a 73 giorni per le regioni come la Basilicata,o 320 giorni per i Comuni,per Napoli. Il congelamento di questa ingente mole di danaro indebolisce la struttura finanziaria delle imprese e ne determina  un diffuso stato di insolvenza,che a loro volta innescano ritardi a cascata nell’adempimento delle obbligazioni commerciali, sino a colpire l’intero sistema economico  e sociale,provocando la riduzione dell’occupazione,aumento della povertà e la contrazione dei consumi. Simili criticità ,in parte potranno essere attenuate dalle eventuali misure adottate dal Governo nazionale e da quelli regionali,per fornire liquidità alle attività produttive,per lo più  attraverso agevolazioni all’accesso al credito bancario. Tuttavia si tratta pur sempre di liquidità derivante da indebitamento,mentre l’incasso dei crediti nei confronti degli Enti pubblici consentirebbe alle imprese di beneficiare di risorse proprie ed a costo zero,e con un effetto a cascata sull’intera filiera economica. In ogni caso appare paradossale che le Pubbliche  Amministrazione stanzino ingenti risorse per fornire liquidità alle imprese,attraverso le banche,ma non paghino i propri debiti  con fondi già stanziati o accantonati nei capitoli di spesa. I debiti commerciali della P.A.,nazionale o locale,rappresentano una patologia per un sistema che,nonostante le numerose riforme effettuate,non riesce o non vuole trasformare le spese stanziate a bilancio,in pagamenti effettivi,affetto com’è da mali storici quali la costante riduzione dei trasferimenti e il ritardo nell’attribuzione delle risorse,come anche nella criticità della ripartizione del gettito tributario,tra Stato,Regioni ed enti locali.Oltre che di efficaci sistemi di controllo nella gestione delle complesse procedure contabili,stringenti vincoli di spesa,vorticosa proliferazione di regole che rendono ancora più difficile programmare e gestire le politiche finanziarie,inefficienza delle procedure di riscossione,gestione disinvolta dei residui di spesa,della disinvolta prassi sui residui di bilancio,sovrastima delle Entrate,che permettono di assumere obbligazioni senza aver preventivamente adottato la relativa impegnativa di spesa e senza la garanzia della copertura finanziaria ,i cosiddetti debiti fuori bilancio.Il nuovo sistema di contabilità impone adempimenti che dovrebbero ridurre il rischio di insolvenza e di disavanzi occulti,garantendo in questo modo la rispondenza delle somme iscritte a bilancio  alle entrate e spese effettive degli Enti,e la liquidità necessaria a far fronte alle obbligazioni ,anche in caso di riduzioni di entrate o incrementi di spese impreviste. La Corte dei Conti ha però rilevato che le misure sono state attuate soltanto parzialmente e la P.A. non incassa con efficienza le previste entrate. La compensazione tra debiti fiscali e contributivi delle imprese,crediti nei confronti di enti pubblici,avrebbe potuto,e dovuto,attenuare l’impatto della morosità della P.A., ma di fatto non è riuscita a ridurre l’entità del problema a causa degli intoppi burocratici e dei limiti applicativi della legge. Per far fronte alla drammatica situazione ,negli anni passati sono stati adottati diversi decreti “sblocca debiti” ,ma senza quei risultati risolutori che ci si aspettava. La nuova cura,secondo i soloni del bilancio dello Stato? ” Per prevenire l’insorgere di nuovi debiti è inoltre indispensabile introdurre misure efficaci e  buona gestione finanziaria :tagli di spesa corrente a carico degli Enti che non riducono i debiti commerciali,standard di organizzazione e servizi delle procedure di riscossione delle entrate,concreta attivazione delle regole sui tagli di spesa e sui risultati dei dipendenti.Come nel Gioco dell’Oca siamo ritornati al punto di partenza.Senza una riforma SERIA dello Stato non vi sarà  un futuro VERO per il nostro Paese,per i nostri figli e le generazioni future. Certo non ce o daranno quei burocrati di alto lignaggio    che detengono REALMENTE il potere in Italia.

Aldo A.

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