Conte il sudamericano

Il Governo traballa non solo sul Meccanismo Salva Stati e per il Recovery Plan, ma anche sulla delega ai Servizi Segreti, che Conte non vuole cedere in alcun modo, nonostante le richieste dei suoi alleati del PD e di Italia Viva. Continua così il braccio di ferro tra il Premier Giuseppe Conte, Maggioranza e Opposizione sulla delega sui Servizi Segreti. Il Presidente del Consiglio sembra disposto a rischiare una crisi di Governo pur di non cedere ad altri la delega che gli venne consegnata nell’estate  del 2019 dal Segretario PD Nicola Zingaretti. La Legge n. 124/2007 del 3 Agosto, “Sistema di informazioni per la sicurezza della Repubblica e nuova disciplina del segreto “, pone per la prima volta il Premier a capo dei Servizi Informativi e stabilisce che sia lui stesso a nominare il Direttore e i vicedirettori delle varie Agenzie, e coordinare le politiche dell’Informazione per la Sicurezza Nazionale. Il Premier, in via esclusiva, ha il controllo della Sicurezza, l’apposizione e la tutela del Segreto di Stato, determina l’ammontare annuo delle risorse finanziare, provvede al coordinamento dei Servizi Segreti e impartisce le Direttive. Quindi la legge permette la possibilità che il Capo del Governo detenga la delega dei Servizi Segreti “in via esclusiva” , il vero problema è la centralità dei Poteri nelle mani di un solo uomo, nelle mani del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.  Quest’ultimo risulta però isolato sulla questione perché sia il PD e Italia Viva ne hanno fatto il loro cavallo di battaglia, insieme al Meccanismo Salva Stati e al Recovery Plan, hanno chiesto al Premier di cedere la delega  ai Servizi, il Potere di uno Stato nelle mani di un solo individuo. Il Premier si è rifiutato sostenendo che “non disponendo di un Partito, non potrebbe dare la delega ad un appartenente  a tale Partito, come è sempre stato nel passato”, e se lo facesse “comprometterebbe l’operatività dell’intero Comparto” , perché si verrebbe a costituire una “Struttura bicefala anomala”. Matteo Renzi, però, alla giustificazione del Premier ha risposto che esistono  casi che dimostrano il contrario, come nel caso di Gianni Letta, durante il Governo Berlusconi, o di Gianni De Gennaro, ai tempi di Mario Monti. Enrico Letta e Matteo Renzi scelsero entrambi Marco Minniti, mentre Paolo Gentiloni tenne la delega    per sé, proprio come sta facendo Conte. “Conte si trovi un uomo di fiducia, pure tecnico” , ha affermato il Senatore Renzi. Fabrizio Cicchito, sul quotidiano Il Tempo, ha scritto “al di là di un gioco politico, nel quale non vogliamo entrare, Matteo Renzi ha 10 mila ragioni nel sostenere che Giuseppe Conte dovrebbe molare il diretto controllo sui Servizi, rispetto ai quali non ha ne professionalità, ne tempo. A Conte sono state concesse cose mai permesse a nessuno. Pensiamo cosa sarebbe successo se Berlusconi avesse voluto per sé il diretto controllo sui Servizi. L’unica spiegazione a tutto questo è che Giuseppe Conte vuole avere questo controllo per tre ragioni, una certamente difensiva. Quella difensiva è che evidentemente vuole avere la certezza che siano coperti e protetti aspetti che non vuole far conoscere della sua vita privata. La seconda ragione è che evidentemente vuole incutere qualche timore, specie ai suoi soci di Governo. Tutto questo non è affatto brillante, specie se si pensa che, in parallelo, tramite Arcuri, lui ha il totale controllo su qualunque aspetto riguardante gli approvvigionamenti sanitari. La terza ragione deriva dall’autorizzazione da lui data al Direttore del D.I.S. ,Gennaro Vecchione ,perché desse tutti gli aiuti possibili e immaginabili, anche impiegando i Servizi Segreti a Durham e Baar,  e che cosa stavano facendo per il Presidente degli Stati Uniti, contro le indagini sul Russian gate, avendo nel mirino i Democratici  e F.B.I. ,dove si ricorderà che i nostri Servizi segreti fecero grandi ricerche su tale Mifsud ,transitato per la Link University di Vincenzo Scotti. Evidentemente il Presidente statunitense Trump divenne cosi affettuoso  con Giuseppe Conte, al punto di chiamarlo “Giuseppi”  , per la disponibilità data , che adesso ,con il cambio di Presidente, diventa molto imbarazzante. Non vorremmo che a causa dei problemi familiari di Grillo, dell’incompetenza dei ministri grillini, e della sostanziale viltà del segretario PD, Nicola Zingaretti, non diventiamo una sorta di variante di Repubblica Sudamericana.

Aldo A.

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