Ricchi e Poveri

A dieci anni dal’inizio della crisi finanziaria i miliardari sono più ricchi che mai,e la ricchezza è sempre di più concentrata in poche,pochissime mani. Nel 2018 soltanto ventisei individui possedevano la  stessa ricchezza di 3,8 miliardi di persone,la metà più povera della popolazione mondiale. Soltanto un anno prima queste fortune economiche erano concentrate nelle mani di sessantuno miliardari.Una tendenza tanto netta quanto inarrestabile. Questa tendenza non tocca soltanto i Paesi cosiddetti poveri,i Paesi in via di sviluppo,ma anche realtà economiche e sociali come la nostra Italia,dove la concentrazione della ricchezza è sempre più netta,evidente. Nei dieci anni successivi l’inizio l’inizio della crisi crisi economica finanziaria,il numero dei miliardari è quasi raddoppiato. Soltanto nell’ultimo anno di riferimento la ricchezza concentrata nelle mani dei più ricchi del pianeta è aumentata di novecento miliardi di dollari,quasi 2,5 miliardi di dollari al giorno. Nello stesso periodo,per la metà più povera del pianeta,composta da 3,8 miliardi di persone,si era ridotta dell’11,23 per cento. Tra il 2017 e il 2018 i miliardari sono aumentati al ritmo di uno ogni due giorni. Il dato che più preoccupa è che la ricchezza si concentra sempre di più nelle mani di pochissimi individui.Il patrimonio dell’uomo più ricco del mondo ,Jeffe Bezos,proprietario di Amazon,è arrivato a 112 miliardi di dollari e sembra inarrestabile. L’1 per cento di questo patrimonio equivale all’intero budget sanitario dell’Etiopia,un Paese che sembra piccolo,piccolissimo,che però conta 105 milioni di abitanti. E mentre le fortune dei più ricchi continuano a crescere,godendo di un’imposizione fiscale tra le più basse degli ultimi decenni,soltanto quattro centesimi per ogni  dollaro di gettito,vengono spesi per ridurre la povertà dei più poveri,dei più deboli,che risulta sempre più netta,sempre più visibile,anche nelle periferie italiane,anche tra insospettabili famiglie di italiani veri,che vivono la loro indigenza con estrema dignità. Nei Paesi ricchi cosiddetti ricchi,in media,l’aliquota più alta di imposta sui redditi delle persone fisiche  è passata dal 62 per cento del 1970 al 38 per cento del 2013. La tendenza del nostro Paese è andata nella direzione opposta,operando in modo subdolo sulle accise e le imposte locali.La media dei Paesi in via di sviluppo è pari al 28,32 per cento. Tenendo conto delle imposte dirette e indirette,in alcuni Paesi come il Brasile e il Regno Unito,il dieci per cento più povero della popolazione paga proporzionalmente di più rispetto al reddito del 10 per cento della popolazione più ricca. Alla fine del primo semestre del 2018 ,la distribuzione della nostra ricchezza nazionale netta,il cui ammontare complessivo si attestava in valori nominali a 8.760 miliardi di euro,con un aumento nominale di 521 miliardi in dodici mesi,vede il 20 per cento più degli italiani detenere il 72 per cento della ricchezza complessiva,lasciando al 60 per cento più povero appena il 12,4  per cento della ricchezza nazionale. Al netto di dipendenti pubblici,pensionati ed altro che allegramente evadono ? La ricchezza del 5 per cento più facoltoso degli italiani,che detiene il 43,7 per cento della ricchezza nazionale netta,è pari a quasi tutta la ricchezza detenuta dal 90 per cento più povero degli italiani.La posizione patrimoniale netta dell’uno per cento più ricco ,che detiene il 24,3 per cento della ricchezza complessiva nazionale,vale venti volte la ricchezza detenuta complessivamente dal 20 per cento più povero della popolazione italiana. La ricchezza dei primi ventuno miliardari italiani,stilato dalla rivista  Forbes del marzo 2018,equivale alla ricchezza netta detenuta a fine giugno 2018,equivale alla ricchezza netta detenuta dal 20 per cento più povero della popolazione,circa 107,1 miliardi di euro. L’evoluzione della quota di ricchezza detenuta dall’uno per cento più ricco degli italiani,mostra una tendenza in crescita a partire dal 2009,ad eccezione di un calo verificatosi tra il 2016 e il 2017. Nei diciannove anni intercorsi tra l’inizio del nuovo millennio e il primo semestre 2018,le quote di ricchezza nazionale,detenuta dal 10 per cento più ricco  degli italiani,e la metà più povera della nostra popolazione,hanno mostrato in’andamento divergente. La quota dei più ricchi tornava a crescere,mentre la quota dei più poveri della popolazione lentamente scendeva,passando dal 13,1 per cento di inizio millennio al 7,85 per cento di metà 2018. Un “benessere” finanziato dagli aumenti stipendiali del pubblico impiego ,nazionale e locale,per colmare quella perdita di potere di acquisto intrinseca che un mancato controllo dei prezzi al consumo ha portato con se. Il controllo di banche fondamentali ,quali B.N.L. e Credito Italiano,hanno fatto il resto,con la chiusura di fatto della linea di credito operata dai nuovi padroni che non sono più a Roma ma a Bruxelles e Francoforte.

Aldo A.

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