Quando a volare sono i debiti

La battuta più facile è toto Alitalia,se è vero che Toto ci riprova con Alitalia e Alitalia ci ricasca. A quel che ha scritto il quotidiano La Repubblica ci  sono finora soltanto dei laconici “non commentiamo”,e molti analisti del mercato ,vicini al dossier,pensano sia una mossa per mettere alle strette gli unici che hanno manifestato un certo concreto interesse : le F.S.,la Compagnia aerea Delta,più la tedesca Lufthansa ,che però non ha presentato una vera e propria offerta. Luigi Di Maio ha tirato fuori dal cilindro Riccardo Toto,figlio di Carlo,il costruttore edile e fondatore del gruppo,lo stesso che aveva provato ad entrare nel trasporto aereo nel 2011,rilevando da Massimo Ferrero,l’attuale presidente della Sampdoria Calcio,la Livingston,una low cost che collegava soprattutto Roma e la Sardegna. E’ durata pochissimo,messa  in pista nel 2014  è tornata nell’hangar,per fallimento,nel 2015. Il passato è passato,e un’altra opportunità non si nega a nessuno. La domanda di fondo è però un’altra: il gruppo Toto dovrebbe mettere sul piatto circa 250 milioni di euro per il 30 percento di Alitalia. Ce li ha o no? La domanda non è irriverente ne irriverente,perché l’ammontare ,guarda caso,corrisponde al risarcimento che l’imprenditore abruzzese vorrebbe dalla stessa Alitalia per chiudere un contenzioso estremamente complicato. E poi,basteranno? Nel trasporto aereo,una forma di guadagno tra i più incerti che vi sia. Una cosa è certa: ci vogliono tanti,ma tanti quattrini e spalle larghe,molto larghe e non soltanto economicamente. Lo schema Di Maio per salvare Alitalia,tenendo fuori la Lufthansa e la famiglia Benetton,quella della Società Autostrade coinvolta nel Ponte Morandi,prevede secondo le chiacchiere del Palazzo,una quota di controllo in mano allo Stato italiano,il 30 percento a F.S,e il 15 percento direttamente dal Tesoro,un’altro 15 percento alla compagnia aerea statunitense Delta,interessata a non perdere le rotte intercontinentali condivise nell’alleanza Sky Team,nella  quale partecipa  anche Air France. La società statunitense,al netto dei cambiamenti di umore del loro presidente  Donald Trump,con Parigi che potrebbe diventare lo scalo intermedio.Il resto verrebbe assegnato,come detto in precedenza,al Gruppo Toto. Cosa ne avrebbe in cambio da questo discorso particolarmente tortuoso ? Chiudere gli strascichi finanziari del passato e riaprire i cantieri,a partire dal Terzo Valico. E’ vero che i caselli autostradali sono come tanti bancomat,soprattutto perché ogni anno,o giù di lì,aumentano le tariffe,ma bisogna comunque investire,e molto,se non si vuole finire sui giornali come nel caso di Genova. Lo stesso Carlo Toto ha ammesso che la Roma-Pescara-L’Aquila,281 chilometri di strada, “cade a pezzi” e per tenerla in piedi ci vorrebbero diversi miliardi di euro. Sembrava che l’omni presente   Toto fosse tornato ad occuparsi del suo core businnes,là dove aveva iniziato a fine anni sessanta del secolo scorso,ma evidentemente non è così,forse  anche per la troppa distrazione di certi “controllori” che nei decenni si sono susseguiti. Toto resta ancora azionista della C.A.I. guidata da  Roberto Colaninno e composta dai “capitani coraggiosi” reclutati da Banca Intesa di Corrado Passera,con sessanta milioni di capitale,ma comunque rimane fornitore di Alitalia. La AP Fleet ,una società che il solito Toto ha incorporato in Irlanda,si impegna a dare in leasing una flotta di almeno 70 Airbus  a canoni ,secondo il Sole 24 Ore,molto elevati. Nel 2009 faticava a consegnare gli aerei promessi,tanto che Airbus rescinderà poi il contratto per inadempienza,e Toto si troverà a pagare onerose multe.Il fisco chiederà decine di milioni di sanzioni per danni erariali,e l’Alitalia si ritroverà a dover assumere anche un migliaio di precari. Siamo nel 2012.L’anno successivo Enrico Laghi ,uno dei tre commissari dell’epoca,stima che compagnia aerea abbia subito un danno da 150 milioni di euro.La Guardia di Finanza gli contesta il reato di evasione fiscale,tra il 2002 e il 2008,per non meno di di 250 milioni. E ora facciamo un bel salto sino al 2016,onde evitare di scrivere la nuova Bibbia del faccendiere. La Holding Toto nel 2016,ultimo bilancio consolidato consultabile,registrava ricavi per circa 401 milioni,di cui la metà grazie alle tariffe autostradali, con una perdita netta pari a 478 milioni nei confronti di A.N.A.S. ,la quale ad oggi è parte delle F.S. .Il debito complessivo del Gruppo arriva nell’aprile del  2019 alla somma di 2,136 miliardi. L’Alitalia,sostengono in molti,è troppo piccola per competere con le tre big europee (Lufthansa,British Airways e Air France/Klm.;troppo grande come struttura e modello di businnes per fronteggiare una low cost come la Ryanair ,che in effetti l’ha superata. Chiuderla è costoso,sia politicamente  che economicamente. I miliardi messi dai contribuenti  sono stati 7,4 ,secondo un calcolo di Medio banca,e sono serviti soprattutto per ridimensionare la compagnia aerea,il dimezzamento dei dipendenti. Chissà cosa sarebbe accaduto se questi fossero stati usati bene,per comprare nuovi aerei  anziché il voto dei dipendenti e dei loro famigliari ? Meno ipotetica la reazione della UE perché ,gira che ti rigira, che e rigira sarà lo Stato italiano a mettere i soldi in quel pozzo senza fondo ,da noi conosciuto come Alitalia. Da Bruxelles,una volta formata la nuova Commissione,se non prima,vi saranno poche persone che lanceranno fulmini e saette,con l’Alitalia,e l’Italia,  che come nel gioco dell’oca,si ritroverà al punto di partenza . La colpa? Sostanzialmente la nostra di cittadino elettore che da diversi decenni passiamo il tempo ad ascoltare sirene.

Aldo A.

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