Previsioni economiche

Nel quadro di questa recessione globale,la più profonda dal secondo dopoguerra,l’Italia,con un settore servizi e turismo caratterizzato da piccole e medie imprese,e con un settore pubblico con un debito pubblico,risulta essere uno degli Stati più fragili dell’Unione Europea. Comunque sia nessun Paese potrà uscire da solo dalla crisi,occorre un forte e tempestivo piano a livello europeo per fronteggiare l’emergenza e rilanciare le attività economiche,non soltanto sotto il profilo finanziario ma anche della crescita economica reale,di tutti i giorni,delle famiglie. Nello scenario base,ipotizzando una lenta e selezionata rimozione dei blocchi anti-contagio a partire da maggio,la contrazione del PIL italiano nel 2020 sarà di almeno del 6,5 per cento. In un solo anno,una recessione di portata equivalente alla caduta del biennio 2008-2009. L’Istituto di ricerca che ha prodotto lo studio stima nei primi due trimestri di quest’anno la riduzione del PIL sarà superiore al 10 per cento nel settore manufatturiero,del del 27 per cento nel settore legato al turismo,sino al 16 per cento nei servizi di trasporto e delle attività legate a quello dell’intrattenimento. Nonostante le misure fiscali già annunciate,la profondità della recessione e la lentezza della ripresa,non potranno che indebolire ulteriormente la capacità produttiva e le finanze pubbliche del nostro Paese. Nello scenario ipotizzato il nostro Paese si ritroverebbe nel 2022 con un livello di Prodotto interno lordo ancora al di sotto di quello del 2019 di oltre il 2 per cento,con un debito pubblico sovrano inchiodato al 150 per cento. In questo contesto la stabilità macroeconomica verrà garantita solo in un quadro di maggiore condivisione a livello europeo degli oneri della crisi sanitaria e dei suoi effetti. Nessun Paese europeo potrà uscirne da solo. Finanziare queste spese con emissioni di titoli europei permetterebbe di ridurne l’onere sui bilanci nazionali,e di fare un passo in avanti verso la creazione di quel “salvataggio continentale” che potrebbe favorire la diversificazione del rischio  dei sistemi finanziari. Mentre dieci anni fa lo scoppio della crisi ebbe origine dalla finanza speculativa,oggi la natura dello shock è reale,come il blocco delle attività e la quarantena  che ci ha tenuti nel chiuso delle case. La natura globale della crisi comporta effetti moltiplicativi molto pesanti,legati agli scambi internazionali,rendendo la riduzione delle attività particolarmente intensa. La stima per il 2020 è di una recessione per l’economia mondiale pari a l’1,6 per cento medio. Il traino della Cina e l’ipotesi di un ritorno alla “quasi normalità” entro la fine di quest’anno per tutti i Paesi industrializzati,è comunque alla base della previsione di di una caduta del commercio mondiale di “solo” il 9,4 per cento. Nel 2021 il rimbalzo del’economia globale dovrebbe attestarsi al 4,6 per cento. Negli Stati Uniti ,dove è in corso di approvazione un pacchetto di misure senza precedenti di di oltre 2 mila miliardi di dollari,il 9,3 per cento dell’intero reddito nazionale,più dell’intero PIL nazionale italiano. L’Europa dovrà affrontare a causa della pandemia una recessione nell’ordine del 2 per cento,pari a 420 mila miliardi di euro di PIL reale. Nel 2021 ci aspetta però un rimbalzo positivo  del 3 per cento,oltre ad un ulteriore 1,5 per cento nel 2022 e nel 2023. La Francia e la Germania hanno più fondi in cassa per finanziare la disoccupazione rispetto al nostro Paese,che sembra puntare sull’ingresso indiscriminato  dei clandestini provenienti dalle coste africane e dai Balcani. L’Italia e la Spagna,che hanno rispetto alla alla Francia e alla Germania un maggior numero di Piccole e medio imprese indipendenti,saranno gli Stati maggiormente danneggiati dallo choc economico voluto dalla UE.I casi della vita.L’economia franco-tedesca si riprenderà più rapidamente di quella italiana e spagnola. La UE intesa come un mercato unico finanziario e commerciale disegnato su misura per la Francia,la Germania e relativi Paesi satellite del Nord Europa.

Aldo A.

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