Ma noi sappiamo cosa mangiamo ?

 

Nel novembre del 2017 un’operazione delle Fiamme Gialle ha portato alla luce una maxi truffa in Sicilia : dal 2015 alcune aziende mettevano sul mercato prodotti irregolari, prendendo finanziamenti della UE, che poi era lo scopo ultimo della truffa. La Guardia di finanza in quella occasione sequestrò 10 tonnellate circa di prodotti chimici, fertilizzanti, concimi alterati e pericolosi  pesticidi rigorosamente vietati in agricoltura biologica ma utilizzati da diverse aziende in Sicilia, percependo indebitamente fondi UE e truffando i consumatori che credevano di consumare per l’appunto prodotti bio. Una maxi truffa iniziata nel 2015 che secondo il quotidiano  Fatto Quotidiano sarebbe costata agl’italiani circa 8 milioni di euro, oltre ovviamente ai danni per la salute e tenendo conto che le famiglie, particolarmente per bambini ed anziani, che credevano di consumare prodotti sicuri per la salute dei più deboli. L’articolo poi si soffermava sulle crepe del sistema, delle quali si avvalgono i delinquenti, che è deputato alla certificazione delle aziende e quindi del sistema stesso, basato sul controllo dei controllori e sulla fiducia dei consumatori stessi. Le aziende coinvolte erano situate nelle province di Siracusa e Ragusa. Secondo le stime del quotidiano, ed esposte nell’articolo, il biologico   in Italia valeva nel 2016 circa 5 miliardi di euro l’anno di cui 3 nel mercato interno e 2 nel mercato internazionale. Siamo i primi in Europa ed i secondi nel mondo dopo gli USA. Nell’ultimo anno le aziende certificate biologiche  sono aumentate di almeno il 20% , evidentemente non tutte rispettose della legge e della salute pubblica. I dati parlano chiaro : come certifica il ministero delle Politiche Agricole +95% in Molise, +83%  in Basilicata e Campania. Evidentemente c’è una grande richiesta di prodotti biologici e nel contempo questa richiesta scatena l’appetito di organizzazioni malavitose, delle mafie. Un esempio di quello che può accadere ed accade quando i controlli vengono effettuati sulla carta e non sul territorio e comunque non fatti con la cura adeguata alle aspettative dei cittadini: le autorità britanniche hanno trovato dosi massicce di pesticidi in lotti di zucchine biologiche e per questo viene allertata l’Italia, il ministro Martina che dispone controlli che si rivelano un buco nell’acqua. A vigilare sugl’enti certificatori dovrebbe essere  ACCREDIA, un’ ente unico che opera sotto il controllo del ministero dello Sviluppo Economico. Dovrebbe, ma accade realmente?  La risposta è ovviamente politica : Gli enti certificatori sono spesso di proprietà di cooperative di produttori , una scomoda sovrapposizione tra controllori e controllati. E’ come chiedere al vinaio se il proprio vino è buono. Ed è quello che accade in Italia. Ed infatti è quello che accade normalmente in Italia come testimonia quest’altro caso, l’operazione “Gatto con gli stivali” sempre della Guardia di Finanza, che ha portato alla luce l’ennesima truffa dei falsi biologici nell’agroalimentare. Questa volta vede come luogo di partenza Verona dove hanno smascherato una squadra di falsari che immetteva falsi prodotti biologici sin dal 2007 destinati al consumo umano ed animale. Il volume di affari della truffa era in quell’occasione di “appena” 200 milioni di euro per fatture di operazioni inesistenti.  Mentre oltre 2.500 tonnellate di materie prime come frumento, favino, soia, frutta fresca ed oltre 700 tonnellate di prodotti alimentari sono stati sequestrati perché falsamente etichettati come biologici. Le indagini interessarono le province di Verona, Ferrara, Pesaro, Urbino e Foggia. Ed anche questo caso è la riprova di quanto sia necessario rendere stringenti i controlli evitando che controllanti e controllati si sovrappongano o che i controlli siano esclusivamente formali e non di sostanza. E poi ci sono i falsari del cibo. A titolo di esempio una società creata ad hoc si occupava di importare prodotti non biologici dalla Romania per poi reintrodurli sul mercato italiano attraverso una falsa documentazione fiscale. In questo modo  farine, cereali e frutta fresca venivano acquistati da grossisti dell’industria agroalimentare e riammesse nella filiera  alimentare e venduti come biologici con prezzi ben più alti rispetto ai prodotti convenzionali. La Coldiretti ricorda che l’Italia ha la leadership in Europa per il numero di certificati impegnati nella filiera dell’agricoltura biologica e resta leader per ettari di superfice coltivata in biologico. Quello che però la stessa Coldiretti evita di dire è che non è da considerare serio un sistema di certificazione dove controllante e controllato si sovrappongono e sia il punto di origine di truffe economiche e, soprattutto, l’origine dei molti rischi per la salute umana a seguito delle frequenti frodi nell’agroalimentare. Noi non ci cibiamo di carta ma di cibo. La politica ne è consapevole o no ?

Aldo A.

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