A partire dalla fine del secondo conflitto mondiale, l’Italia ha conosciuto profondi cambiamenti economici che nei decenni successivi l’hanno resa una delle maggiori potenze economiche mondiali, grazie ad un continuo processo di crescita economica durato fino alla fine degli anni novanta del ventesimo secolo.Durante questa fase , il progressivo ridimensionamento del settore primario ( agricoltura, allevamento e pesca) a favore di quello industriale e terziario ( particolarmente nel periodo del boom economico, negli anni cinquanta-settanta) si è accompagnato a profonde trasformazioni nel socio-produttivo, in seguito a massicce migrazioni dal meridione verso le aree industriali del centro-nord, grazie anche ad una nuova forte spinta all’urbanizzazione , legata alla parallela trasformazione del mercato del lavoro. La fase di industrializzazione è arrivata a compimento negli anni ottanta ed è cominciata la terzializzazione dell’economia italiana, con lo sviluppo dei servizi bancari, assicurativi, commerciali, finanziari e della comunicazione. Negli anni duemila la nostra economia entra in una fase di sostanziale stagnazione caratterizzata da una crescita estremamente bassa. Sul finire del decennio,il paese entra in un periodo di vera e propria recessione , dovuta anche e soprattutto a non aver fatto i compiti a casa prima di entrare nel nefasto euro.La parità prima e la mancanza di competitività avevano fatto raggiungere lo scopo primario della Germania e della Francia: da aquila a piccione della UE. La crescita dell’Italia nel 2014 è stata dello 0,1% , 0,7% nel 2015 e 0,8% nel 2016. Il fanalino di coda che però veniva lasciato passare come una vittoria e non una sconfitta. Ma veniamo ai settori dove più c’è necessità di manodopera a basso costo ed alta produttività o, se preferite, sfruttamento :agricoltura, allevamento, pesca ed estrazione. La superficie agricola italiana è pari a 17,8 milioni di ettari di cui 12,7 utilizzati.La superficie agricola utilizzata si concentra soprattutto nel Mezzogiorno (45,7%). C’è da notare che almeno il 10% della manodopera agricola è straniera, molti di loro sono clandestini in Italia. Nel 2010 il valore complessivo della produzione agricola era pari a 48,9 miliardi di euro. L’Italia non è certamente autosufficiente nel settore agroalimentare. A titolo di esempio possiamo affermare che nel 2013 gli unici prodotti agricoli dove siamo autosufficienti al nostro fabbisogno sono sono il vino,riso, frutta fresca e pomodoro. Tutti gli altri prodotti, in misura diversa, devono essere importati. Come ad esempio Come ad esempio il grano duro (65%), il grano tenero (38%), olio di oliva e sansa (74%), patate (80%) , orzo (56%). Nel 2013 lo sono stati anche i legumi per la importante riduzione riduzione delle coltivazioni a partire dagli anni cinquanta. La nostra bilancia commerciale agroalimentare è in perdita certificata dal M.I.P.A.A.F. dal lontano 1991. Si è passati da una copertura del fabbisogno medio pari al 92% del 1992 al 79% del 2010 per poi risalire a 82% nel 2011. Ed ora poniamoci una domanda che nel 2015 si era già posto Roberto Rosso, uno che dai jeans ha ricavato milioni e continua ancora a farli : ” come mai spendiamo 34 euro al giorno per ospitare un singolo migrante/clandestino se con 6 dollari al giorno potremmo renderlo felice e sazio a casa sua ? Ma andiamoci calmi nel dire “a casa sua”.Il Madagascar ha ceduto alla Corea del Sud metà dei suoi terreni coltivabili, pari ad un milione e trecento mila ettari ettari. La Cina ha preso in leasing dall’Ucraina . Un emiro arabo ha acquistato in Tanzania 400 mila ettari,e li ha fatti interamente recintare de sorvegliare dalla sua sorveglianza armata personale , infischiandosene che quei pascoli erano la sopravvivenza per la tribù Masai. Ma torniamo a casa nostra, al nostro caporalato , alla nostra agromafia. Una economia da 17 miliardidi euro.Il rapporto è della FLAI-CGIL e pubblicato nel maggio 2016, ma la situazione non può che essere peggiorata, considerata la massa di clandestini/migranti che ogni giorno sono nel frattempo entrati illecitamente in casa nostra e sono diventando anche loro manodopera delle mafie presenti in casa nostra. Lavorano non meno dodici ore al giorno , accampati in tendopoli o stipati in ghetti fatiscenti, dove vengono prodotte le primizie dei campi italiani.Senza leggi ne regole se non quelle dei boss che regolano il mercato delle braccia. Una economia sommersa da, come scritto in precedenza, da 17 miliardi. Ma vi sono anche braccianti italiani , come Paola Clemente di San Giorgio Ionico, nel tarantino, morta nel 2016, stroncata dal caldo e dalla fatica, per soli 2 euro l’ora.Ragusa, Monferrato, Agro pontino. In quest’ultima località vi sono anche tredicimila indiani che raccolgono frutta per 400 euro al mese. Oppure un traffico di clandestini impiegati in cinque aziende del prestigioso, e costoso, Chianti fiorentino, quello dal costo di diverse decine di euro a bottiglia. E sono italiani come stranieri ad essere sfruttati ,e le file dei nuovi schiavi si ingrossano a dismisura. Poteva mancare il Piemonte ? Certo che no.Nel più profondo nord d’Italia non sono pochi i casi scoperti dalle forze dell’ordine, per lo più concentrati nelle province di Alessandria , Asti e Cuneo, nel cuore della regione. Manodopera a basso costo e turni massacranti. Gli italiani,se vogliono lavorare, devono sottostare anche loro. A capo di una di queste queste “agenzie di collocamento” una macedone di 48 anni, titolare di una agenzia di intermediazione, che riceveva almeno il doppio della cifra che poi veniva versata ai braccianti/schiavi. Nessuna regione risulta esente da questa tratta alimentata dai sbarchi e dallo stato di bisogno di molte famiglie, italiane per davvero. A voi riflettere e trovare il modo di cambiare questo schifo imperante in ogni settore dello stato.
Aldo A.

Annamo bene!
A proposito di “caporalato” di diritti e di libera circolazione in UE . Da Il Giornale di oggi :” La Germania caccia gli italiani: ‘Se poveri via dal nostro Paese’.
La lettera ai cittadini comunitari che vivono a Berlino: ‘A rischio espulsione chi non dispone di mezzi di sussistenza’.Ed ancora :’
Lei per la mancanza di mezzi di sussistenza perde il diritto alla libertà di circolazione ed è a rischio di abschiebung:,ovvero espulsione, rimpatrio coatto’. “.
E DA NOI PRETENDONO,GRAZIE ANCHE A 5 ANNI DI GOVERNI PD E DI TRATTATI SOTTOSCRITTI SENZA AVERLI LETTI, DI ANDARE A PRENDERE A DOMICILIO I CLANDESTINI/MIGRANTI E DI MANTENERLI A VITA. E VOI BEEELATE,E VOI BEEELATE !!!!
Tajani e’ talmente sicuro di essere rieletto alle prossime elezioni di quel magna magna che sta pensando ad un nuovo simbolo : Le Caravelle. Consiglierei a lui di farsi una bella vacanza lontano dall’Italia e dal portafoglio di tutti noi.