L’Italia che crolla

Da 7,3 a 2,2 euro a chilometro la spesa per la manutenzione. Le città e i territori costano sempre di  più ma viene speso sempre di meno.Bisogna costruire infrastrutture, ponti e servizi. Bisogna tenere in vita e in sicurezza queste opere.Servono risorse economiche e umane.Onestà, competenza e soldi.Nella storia delle nostre città e dei territori questa legge è sempre stata rispettata, od almeno credevamo. Il sistema della manutenzione era un’elemento prioritario della vita nazionale e c’erano le istituzioni pubbliche che presidiavano questa regola fondamentale.L’Unione Province Italiane afferma che la spesa per chilometro,ci sono 152 mila chilometri di strade regionali, in pochi anni    sia passata da 7,3 a 2,2 euro a chilometro.La manutenzione della rete che fa vivere il sistema Italia è stata cancellata a colpi di tagli  al bilancio.Il ponte di Genova non era un’opera minore  ma un’opera nevralgica del sistema Italia.La follia liberista, di uno stato che non protegge ne uomini,  ne ambiente e territorio, è dilagata in ogni settore , comprese le opere affidate in concessione, come il sistema autostradale italiano. Domina una cultura imprenditoriale che predilige e comprende solo pochi  processi incrementali e non si occupa del tema manutenzione gettando il sistema paese in un vicolo cieco, senza uscite. E’ lo stesso sistema perverso che sta portando alla rovina un’immenso patrimonio immobiliare pubblico, poiché non vi sono   risorse disponibili, ovvero messe a bilancio, per rimetterlo in sicurezza. E’ evidente  che qualche potentato immobiliare o finanziario vuole acquisirlo in saldo, impoverendo ulteriormente lo stato e quindi noi tutti che lo rappresentiamo.La manutenzione attiva viene disprezzata nel confronto col nuovo, di ulteriori colate di cemento. Pensiamo all’installazione di sensori che tengano sotto controllo i ponti stradali esistenti anche attraverso tecnologie satellitari. A.N.A.S. ha in programma di realizzare un tale sistema  sui suoi 12 mila viadotti  ma rimarrebbero comunque fuori gli altri 50 mila che  risulterebbero troppo vetusti per poter essere riconvertiti. Frane e smottamenti sono una costante in un territorio geologicamente giovane come quello italian. Manca  di essere completata la carta geologica e il censimento delle frane e il loro monitoraggio. Il crollo di Genova può, deve essere, lo spartiacque in una prospettiva di crescita anche,e soprattutto, economica e sociale.Nei decenni precedenti i governi si sono  andati nella direzione opposta e i risultati drammaticamente li stiamo vedendo in questi giorni.

Aldo A.

4 commenti su “L’Italia che crolla”

  1. Qualcuno ricordi a Renzi, Martina e a tutti i media asserviti che nei 5 anni precedenti a questo governo giallo -verde a governare e’ stato il PD di Renzi,il Pinocchio di Rignano. Genova e la Liguria e sempre stata governata dal PCI /DS/PD. Chissà poi perché la fretta del PD di rinnovare la convenzione con la famiglia Benetton . Forse i sondaggi già parlavano di valige da tenersi pronte ? Oppure speravano in una nuova ammucchiata, questa volta con tutta Forza Italia ?

  2. Da Il Giornale di questa mattina a proposito di chi ha avuto in gestione la gallina dalle uova d’oro, la Società Autostrade :” “Benetton erano a una festa la sera stessa del crollo”
    Non solo il pranzo di Ferragosto. Già la sera del 14 festa in un locale a Cortina per il compleanno del genero”.
    A QUESTI PARASSITI DEVE ESSERE TOLTA LA GESTIONE DELLA SOCIETA’ AUTOSTRADE !!!!

  3. Amatrice: Ci mandiamo il commissario Montalbano ad indagare su quanto NON fatto od omesso ? Pensiamo agli italiani prima di coccolare i clandestini.

  4. La ricostruzione dell’Italia in macerie ed i costi dell’immigrazione clandestina da soli valgono da soli almeno un 5% del PIL. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno e’ l’immobilismo dello stato. Se ci siete battete un colpo.

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