Le grandi opere e il debito pubblico

In tema di grandi opere c’è un aspetto che non viene sufficientemente sottolineato: la loro funzione di alimentazione della trappola del debito. E’ infatti significativo come l’alto debito pubblico, agitato dai governi che si tratti di fermare una rivendicazione di lavoro, reddito e servizi, sia invece completamente rimosso quando si parla di grandi opere.

Qual è infatti il meccanismo finanziario che sottende la realizzazione delle grandi opere? La finanza di progetto, basata sul partenariato pubblico-privato.Partendo dal fatto che gli enti pubblici non possono investire perché i vincoli di bilancio non lo permettono, si affida la concessione ad una società di diritto privato con capitale interamente pubblico, con la quale affida l’esecuzione dell’opera ad un contraente generale (privato) che elabora il progetto esecutivo e conduce a termine i lavori. In questo schema, i cosiddetti, i cosiddetti investimenti del privato possono contare sulla totale garanzia del pubblico, dello stato, senza la quale gli imprenditori non potrebbero ricevere i loro investimenti e gli istituti di credito non concederebbero i loro finanziamenti. Alla fine il privato del percorso il privato viene retribuito e l’opera ritorna alla società iniziale a cui spetta il compito di recuperare i soldi che le banche hanno prestato, attraverso gli utili che derivano dalla gestione del servizio e,se questi non sono sufficienti, tale debito diventa debito pubblico perché a garantirlo c’è il socio pubblico della società di diritto privato. Gli imprenditori ci mettono la faccia (di bronzo), lo Stato i soldi (dei cittadini). Il ‘project financing’ è di conseguenza un sistema di garanzie pubbliche e di utili(quando vi sono) privati; un sistema a debito , in cui la leva finanziaria è totalmente a carico del settore pubblico che, mascherato da società di diritto privato, è costretto a restituirlo alle banche con tassi di interessi di molto superiori di quelli che pagherebbe in quanto ente pubblico. Lo Stato, cioè noi, trattato da pollo da spennare. Debito inizialmente non conteggiato nel bilancio di oggi perché contratto da un soggetto di diritto privato, ma che verrà scaricato sul bilancio pubblico quando dovrà essere saldato. Un modo come un altro per nascondere un buco di bilancio che dopo anni vedrà la luce. Una cifra che, secondo l’Osservatorio nazionale dei contratti pubblici, ammonterà a oltre 200 miliardi di euro di cui dovrebbero rendere conto tutti i precedenti governi. Lo schema perverso della finanza di progetto comporta l’interesse del contraente privato alla moltiplicazione dei costi , come puntualmente accade in ogni infrastruttura sinora realizzata. Lungi dall’essere opere realmente strategiche per rompere l’isolamento dei territori, come gli accadimenti definiti ‘calamità’, che tali spesso non sono, la spinta nei confronti delle grandi opere viene dal grande capitale finanziario che ha bisogno del gigantismo infrastrutturale per garantirsi continui flussi di danaro pubblico dal quale estrarre profitto, questa volta privato. Lo Stato trattato da vacca da mungere. Al termine del ciclo le comunità territoriali coinvolte ne pagheranno i costi sociali e ambientali, mentre l’intera collettività sconterà un ulteriore depauperamento di risorse e il rafforzamento della trappola del debito pubblico con la quale silenziare ogni nuova rivendicazione sociale. E se tutto questo meccanismo non fosse altro che la parte visibile del dominio delle lobby di potere che governano da decenni la nostra amata Italia ?

Aldo A.

2 commenti su “Le grandi opere e il debito pubblico”

  1. Nella parte centrale dello scritto vi è un “il privato” di troppo.Cancellandolo il periodo risulta più chiaro. Chiedo scusa.

  2. Un’altra “grande opera” è stata quella di aprire i porti italiani alle ong . Da Il giornale di stamane :” Le carte segrete del governo: Sea Watch commette reati
    Salvini pronto a denunciare la Ong per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il caso dell’ordine disatteso.
    L’Olanda ha indicato alla Sea Watch 3 di riparare, visto il maltempo, verso le coste della Tunisia, ma la Ong non ha ascoltato gli ordini e ha diretto la sua nave verso l’Italia, mettendo così a rischio la vita dei migranti”.
    ITALIANI SVEGLIATEVI. E’TUTTO UN COMMERCIO DOVE L’UNICO A PAGARE E’ IL POPOLO ITALIANO !!

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