La ricostruzione dell’Italia

Ieri 28 gennaio 2020 si è avvertita una scossa di magnitudo 2,7 nel distretto sismico dell’Adriatico settentrionale. Più precisamente si è verificata in mare,a 55 km a nord est di Rimini,57 km a nord di Pesaro,64 km a nord di Fano,67  km ad est  Ravenna,a 71 km ad est di Cesena,83 km ad est di Forlì,94 km ad est di Faenza,96 km a nord ovest di Ancona. Tanto per rendere bene l’area interessata. Il terremoto continua,la rinascita,la ricostruzione quanto meno stenta. Questa in estrema sintesi la condizione in cui ritrovano a vivere a distanza di quasi due anni  nel territorio dell’Italia centrale colpito dagli eventi sismici. La regione Marche,dove c’è la massima concentrazione dei danni,patisce di più di altre una difficile ripresa. Hanno pesato l’estensione del territorio colpito e i ripetuti sciami sismici,su di un’area interna già fortemente in crisi per via del continuo spopolamento e della conseguente perdita di servizi al territorio e alle persone.Alle difficoltà oggettive si deve aggiungere però una una gestione dell’emergenza post terremoto,che tanto post non è,caratterizzata da un’eccessiva confusione dei ruoli che continua a frustrare le legittime aspettative dei cittadini e delle istituzioni locali. Il cammino del decisore pubblico è stato quanto meno ondivago,contraddittorio,e non ha saputo,o voluto,indicare la direzione verso cui muoversi verso la ricostruzione. La sovrapposizione normativa ,ordinanze ministeriali,circolari esplicative dei vari soggetti fatta di Decreti Legge,successive modifiche,ordinanze ministeriali,circolari esplicative dei vari soggetti istituzionali,non hanno certo aiutato nella comprensione del percorso da intraprendere per superare l’emergenza e affrontare finalmente  il capitolo ricostruzione. Basti pensare che,a fronte di un’organizzazione accentrata,definita nella fase di avvio con il Decreto Legge  189/2016,si è passati ad un’organizzazione sostanzialmente delegata ai Comuni,producendo norme spesso in contrasto tra loro. Nella fase iniziale ,all’Ufficio Speciale per la Ricostruzione Regionale,erano stati affidati numerosi compiti,come provvedere alla pianificazione attuativa ai fini ricostruttivi,redigere progetti delle opere pubbliche,provvedere all’appalto delle stesse,provvedere all’esame delle pratiche edilizie,provvedere alla quantificazione dei contributi da assegnare. Attualmente il compito rimasto agli U.S.R. è la sola definizione dell’importo del contributo da assegnare ad ogni singolo intervento. Troppo o troppo poco.Nonostante lo sgravio di importanti compiti passati ai Comuni si è preferito rafforzare la U.S.R. con ulteriori unità lavorative laddove i Comuni,a fronte di nuove incombenze,non hanno visto rafforzati i propri organici. Un piano studiato od un errore involontario ? Al netto di possibili nuove difficoltà che si possono sopraggiungere,vi sono problematiche che devono essere affrontate,come abusi edilizi,il Sistema Informativo M.U.D.E. ,la piattaforma non è funzionale alle esigenze,quali pratiche edilizie tra professionisti,U.S.R. e Comuni.Un caos che si doveva evitare ma che non è stato evitato. Sarebbe stato utile evitare. Sarebbe utile ripensare il funzionamento dell’Ufficio Speciale della Ricostruzione che dovrebbe essere realmente al servizio dei Comuni terremotati,per facilitarne e semplificarne le attività ai diversi livelli.Se risulta inaccettabile che siano sottovalutati ,o non considerati come tali,abusi su immobili lesionati,è altrettanto grave che la presenza di modesti abusi precludano l’accesso l’accesso alla riparazione del danno. Su tutto questo c’è un problema di fondo che implica una perdita di tempo inaccettabile rispetto alle fasi dell’organizzazione delle attività ricostruttive :la mancanza di un Testo Unico delle calamità. Questo,da solo,porrebbe le basi per un più ordinato svolgimento delle procedure in occasione di qualsiasi calamità dovesse accadere. E’ infatti curioso come il nostro Paese,ottava potenza economica mondiale,con un territorio tanto fragile quanto difficile da gestire,non si sia dotato di un Testo Unico delle calamità,che da solo porrebbe le basi di una più sana gestione del territorio.

Aldo A.

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