La nostra economia tutto compreso

L’economia sommersa del nostro Paese vale circa 211 miliardi di euro,12,1 per cento del nostro PIL nazionale ed è riferito all’anno 2017,ultimo anno censito  da l’ISTAT. Lo rende noto lo stesso istituto di ricerca e statistica nel rapporto “L’economia non osservata nei conti nazionali” ,sottolineando che l’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro e le attività illegali illegali a circa 19 miliardi di euro. Le stime per il 2017 confermano la tendenza alla riduzione dell’incidenza sul PIL della componente non osservata,illegale,dopo il  picco del 2014,con il 13 per cento . Le unità di lavoro irregolari nel 2017 sono state 3,7 milioni,in crescita di 25 mila unità rispetto al 2016. Secondo l’istituto di ricerca il 41,7 per cento del PIL/lavoro sommerso si concentra nel settore del commercio ,nel commercio all’ingrosso come in quello al dettaglio,al trasporto e magazzinaggio ,all’attività di alloggio e ristorazione,dove si genera almeno il 21,4 del PIL sommerso locale. Analogamente l’incidenza al ricorso del sommerso è decisamente alta negli altri servizi “alla persona”,dove è pari al 12,3 per cento del sommerso,pur contribuendo con soltanto con il 4,1 per cento alla formazione del valore aggiunto totale,al PIL. All’opposto il settore “altri servizi alle imprese” dove contribuisce al valore aggiunto dell’intera economia per il 27,2 per cento,mentre il suo peso nel sommerso è pari al 12,7 per cento. Anche le “attività di produzione di beni intermedi e attività di produzione di beni di investimento” contribuiscono all’economia sommersa in misura più ridotta ,rispettivamente per lo 0,8 e 2,1 per cento del valore aggiunto complessivo,6,4 e 6,7 per cento. Nel 2017,le attività illegali considerate nel sistema dei conti nazionali,hanno dunque generato un valore aggiunto,PIL sommerso,pari a 18,9 miliardi di euro,con un’incremento di 0,8 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. I consumi finali di beni e servizi illegali sono risultati pari a 20,3 miliardi di euro,con una crescita di 0,9 miliardi rispetto al 2016,corrispondenti a l’1,9 per cento del valore complessivo della spesa finale. Tra il 2014 e il 2017 l’incremento delle attività illegali è stato pari a 2,4 miliardi,per un valore aggiunto illecito e quindi evaso, di 2,7 miliardi,per la spesa dei consumi finali delle famiglie italiane,con una crescita media annua rispettivamente del 4,7 3 4,9 per cento. La crescita delle attività illegali è determinata prevalentemente dal traffico di stupefacenti. Nel 2017 il valore aggiunto,l’evasione fiscale,sale a 14,4 miliardi e la spesa per i consumi raggiunge i 15,7 miliardi di euro. Nel corso dell’intero periodo preso in esame l’incremento medio annuo per entrambi gli aggregati è stato di circa il 5,8 per cento. Le attività di contrabbando di sigarette nel 2017 ha rappresentato il 2,5 per cento del valore aggiunto,ovvero illegale e quindi fiscalmente evaso,con un minor ricavo pari a cinquecento milioni di euro e il 3,2 per cento dei consumi delle famiglie,con settecento milioni di euro di evaso. Le attività illegali di fatto interagiscono con quelle legali non dichiarate al fisco. Questo è il caso del traffico di droga che genera un’indotto di servizi,stoccaggio e trasporto  che nel periodo 2014-2017  è cresciuto,passando  da un valore aggiunto,quindi evaso,che è passato da 1,2 a 1,3 miliardi di euro. Il ricorso al lavoro irregolare,in nero,da parte delle imprese,si legge nei rapporto ISTAT,è una caratteristica strutturale del mercato del lavoro italiano. Il tasso di irregolarità,calcolato percentuale,delle posizioni di lavoro,calcolato come incidenza percentuale delle posizioni di lavoro,risulta stabile nel biennio 2016-2017,per effetto di una dinamica del lavoro in linea con quella complessiva. Il tasso di irregolarità è più elevato tra i lavoratori dipendenti rispetto a quello indipendente,rispettivamente con il 16 per cento e il 14,2 per cento. Nell’insieme del periodo 2014-2017 il lavoro irregolare presenta una dinamica differenziata e opposta a quella che caratterizza il lavoro regolare: gli irregolari aumentano di circa 59 mila unità,con una crescita dell’1,6 percento,mentre i regolari crescono di 603 mila unità,con una crescita di 603 mila unità,pari ad una crescita percentuale pari a 3,1 per cento,determinando un leggero calo del tasso di irregolarità,che passa dal 15,6 percento del 2014 al 15,5 per cento del 2017. C’è da domandarsi in quale posizione statistica siano stati inseriti i migranti/clandestini che sono arrivati,od arrivano,da ogni parte del mondo.

Aldo A.

Un commento su “La nostra economia tutto compreso”

  1. Buche d’oro con l’Anas di Catania. L’inchiesta”buche d’oro” a Catania manda agli arresti domiciliari nove persone,per tutti l’accusa di concorso in corruzione nell’ambito dell’inchiesta sui lavori di rifacimento delle strade affidate all’Anas di Catania. Il filone dell’indagine,il terzo della serie,comprende anche la sostituzione di barriere incidentale e la manutenzione delle opere di verde. L’inchiesta ha messo in luce un giro di appalti,di controlli,per quattro milioni di euro e all’individuazione di profitti illeciti per cinquecentomila euro. Era la direzione generale di Palermo o la struttura territoriale di coordinamento di Palermo a soprintendere le gare in questione,spesso con ribassi superiori al 50 per cento. La corruzione si mangia almeno la metà dei fondi messi a disposizione e spesso le opere non sono in linea con i capitolati approvati. Chi controlla il controllore? A voi la risposta.

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