Il Vaticano e la pedofilia ai tempi di Papa Francesco

Alti prelati del Vaticano, italiani e stranieri molto vicini  a Papa Francesco. Alti prelati che per anni hanno insabbiato le violenze sessuali su minori da parte di orchi, di bestie con la tonaca, tra silenzi e omertà. Tre cardinali che hanno protetto sacerdoti  pedofili che sono stati promossi sino ad entrare nel C9, il gruppo di alti prelati che assistono Papa Francesco nel governo della chiesa cattolica. Altre quattro porpore , italiane e straniere, che non hanno denunciato questi predatori seriali per proteggere le casse del Vaticano dai risarcimenti alle vittime di questi abusi sessuali, e per questo ascesi ai piani alti della gerarchia ecclesiale vaticana. In italia come in Spagna, Belgio, Francia e nel Sud America sono stati premiati per poi essere allontanati senza clamore , oppure graziati di recente con sentenze canoniche a dir poco discutibili. Il tutto in controtendenza con quanto detto a suo tempo dal Papa venuto da lontano :” una battaglia cruciale  che va vinta ad ogni costo”. E questo ritornello lo ripete ad ogni successivo caso. Il fenomeno degli orchi in tonaca è in continuo aumento con numeri impressionanti: tra il 2013 e il 2015, fonti interne alla Congregazione per la Dottrina per la Fede, sono arrivati non meno di 1.200 di casi “verosimili” di predatorie molestatori provenienti da ogni parte del mondo. Un numero raddoppiato rispetto ai dati del periodo dal 2005 al 2009.Il che dimostra quanto poco è stato o viene concretamente fatto nella curia romana. Parole a parte di Papa Francesco. E se delle vittime si conosce poco o nulla, dei carnefici ne sappiamo ancora meno a causa del fatto che i processi canonici sono sotto segreto pontificio e chi li viola rischia pene severissime, sino ad arrivare alla scomunica. E se la Commissione Anti pedofilia è stata voluta da Papa Francesco, a seguito del clamore dei casi, la stessa si è riunita in sede plenaria solamente 3 volte dalla sua nascita nel 2014, senza però riuscire ad imporre nemmeno l’obbligo di denuncia alla magistratura. E tutto questo dimostra quanto sia forte questa lobby ecclesiastica, unita dagli stessi interessi economici e inclinazioni sessuali. Il caso del cardinale australiano George Pell è a dir poco illuminante. Viene chiamato a Roma proprio da Papa Francesco con l’intento di “moralizzare” la corrotta curia romana. Pell era il capo della potente segreteria economica ,in pratica il numero 3 del Vaticano. Leggendo le carte provenienti dall’Australia la scelta di Papa Francesco non è stata poi così lungimirante. C’è poi il caso della chiesa cilena venuta alla luce quest’anno. Una denuncia di abusi sessuali sta scuotendo il Cile, . Questa volta al centro ci sarebbe una vera e propria confraternita di pedofili, sacerdoti organizzati per adescare le vittime. Lo scandalo è scoppiato dopo la recente inchiesta giornalistica trasmessa dal canale televisivo cileno T13. L’inchiesta parla di un prete , Luis Rubio, della città di Paradones che dista un centinaio di chilometri dalla capitale Santiago, che usava Facebook per inviare messaggi e foto a sfondo pedo pornografico.  Rubio aveva escluso il coinvolgimento del suo vescovo, monsignor Alejandro Goic, dichiarazione rivelatasi mendace. Una ex insegnante della pastorale della parrocchia ha infatti testimoniato che esisteva una vera e propria organizzazione strutturata con nomi in codice dove il “nonno” era il vertice  ed a seguire vi erano i “nipoti” e gli  “zii” . Goic era il “nonno” , ma quello che ancora non sapete è che questi era stato il presidente della Conferenza Episcopale Cilena e dal 2011 presiedeva il Consiglio Nazionale per la Prevenzione degli Abusi contro  i  minori. Costui  avrebbe dovuto vigilare contro gli abusi  sessuali contro i minori nel mentre li perpetuava. L’occhio ed il braccio del Papa sui minori in America latina. Il 17 maggio di di quest’anno, dopo una serie di incontri riservatissimi con il pontefice, l’intera gerarchia ecclesiastica cilena si è dimessa, rimettendo il proprio mandato nelle mani di Papa Francesco. Eppure lo scorso gennaio durante il suo viaggio in Cile lo stesso pontefice aveva in un qualche modo “coperto” i suoi vescovi affermando che non esistevano  prove in meritoal caso. Primo tra tutti  che il vescovo di Osorno, Juan Barros, accusato di aver protetto il prete pedofilo Karadima. La tenacia delle vittime, e dei loro parenti, ha avuto la meglio al punto di indurre il Papa ad inviare uno 007, l’ex PM della Santa Sede  Charles Scicluna e il sacerdote Jordi Bertomeu  per saperne di più. Nel frattempo la cappa del silenzio era tornata a dominare la scena italiana, vaticana ed internazionale. E le vittime ? A loro, le vittime, chi penserà ?  Le loro famiglie sicuramente, forse il Cristo risorto.

Aldo A.

Un commento su “Il Vaticano e la pedofilia ai tempi di Papa Francesco”

  1. Il Papa venuto da lontano cambia il “Padre Nostro” ma continua a proteggere, a “curare” i preti ed alti prelati pedofili ed appassionati di orge. Cambia l’apparenza ma non la sostanza. Come al solito.

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