Il debito di Roma

Meno interessi, meno spesa pubblica, meno tasse: questo l’effetto del cosiddetto decreto Salva Roma, promosso dai Cinque Stelle e inviso a Matteo Salvini.

La sinistra , al pari del centro destra, seppure in misura diversa, dovrebbero ricordarsi su chi e come ha prodotto il debito finanziario della Capitale, e come l’hanno gestito. E noi lo faremo ponendoci delle domande. Chi ha emesso un prestito obbligazionario da 1,4 miliardi di euro con scadenza 2048 su chi viene pagato un tasso di interesse pari al 5,34% ,pari a 74,8 milioni milioni annui ? E chi ha deciso nel 2010 , che per salvare il Comune di Roma da questo atto irresponsabile, questi dovesse essere trasferito in una ” gestione commissariale ” che ci costa ogni anno qualcosa come 300 milioni di euro ai contribuenti italiani 2 200 milioni dai contribuenti del Comune di Roma, che proprio per questo pagano l’addizionale Irpef più alta d’Italia ? Valter Veltroni per il prestito obbligazionario, Gianni Alemanno era il sindaco della scelta commissariale. Un bel pari sulla dell’Italia e di Roma. Ve lo diciamo perché dalle parti del PD, ma anche da quelle di Forza Italia, se la ridono, mentre dovrebbero ricordarsi di essere stati parte in causa. Così come anche Salvini dovrebbe ricordare che nulla ha creato più disparità della gestione commissariale voluta da Berlusconi, con il quale era imparentato alle politiche del 4 marzo che, il caso della vita (politica) proprio con la sua Lega che poi avrebbe deciso di portare avanti il governo giallo verde. Una volta chiarito questo paio di dettagli potremo poi parlare del celeberrimo decreto Salva Roma , con il quale si prova,questa volta realmente, a risolvere il problema del mostruoso debito capitolino. Uno, perché rimette nelle mani del tesoro il debito finanziario, permettendogli di rinegoziare il tasso di interesse da usuraio di 5,34%.Due, perché rimette nelle mani del comune i soli debiti commerciali, circa 3 miliardi di euro, ,permettendo al Comune di stornare parte dei 500 milioni messi ogni anno a bilancio per pagare la gestione commissariale. Ovvero diminuire l’addizionale comunale Irpef. Meno interessi, meno spesa improduttiva e meno tasse. Che poi è il ritornello del Cavaliere e, seppure in modo diverso e in prossimità di elezioni, del PD.Un poco di laicità di di giudizio, tra i tanti governi dei miracoli, non guasterebbe in questo periodo buio per l’Italia e gli italiani. E questo deve valere per la Raggi, ma anche per quei partiti/movimenti che governando la città di Roma, hanno partecipato alla costruzione di questo debito comunale fuori controllo.

Aldo A.

Un commento su “Il debito di Roma”

  1. A proposito di “debito” ,e quindi di “moneta” un articolo di Il Giornale :” Si chiama eusko ed è una valuta locale usata a Bayonne e in quell’area della Francia sud-occidentale, ai piedi dei Pirenei, dove vive i 300mila baschi francesi. La moneta è stata inventata il 31 gennaio 2013, e malgrado i tentativi di Parigi di bloccarne la diffusione, continua a crescere. Qualche mese fa è stato festeggiato il primo milione di eusko e al 31 dicembre 2018 ne circolavano 1.097.280 (412mila cartacei con tagli da 1, 2, 5, 10 e 20 e il resto virtuali, caricati sulle euskocart), cifra che ne fa la moneta locale più diffusa d’Europa.

    Ma a cosa è dovuto il successo dell’eusko? Intanto alla sua semplicità: un eusko vale un euro, punto. Poi naturalmente c’è il piacere di una comunità piccola ma fiera di vedere la propria identità rappresentata in forma di banconota, naturalmente con tutto il carico di simboli e vocabolario. E poi l’eusko, avendo corso legale solo a Bayonne e in altri 16 comuni, incoraggia il commercio di prossimità, essendo smerciabile solo nei negozi che lo riconoscono. «È una valuta vera, non un gioco», spiega Martine Bisauta, vicesindaco di Bayonne, che ha richiesto di ricevere parte del suo stipendio in eusko. L’eusko è «governato» da un’associazione, Euskal Moneta, che conta sul lavoro di alcuni dipendenti, a partire dal presidente Dante Edme-Sanjurjo, pagati con i soldi derivanti dal sottoscrizioni e da sussidi pubblici. «Ma il nostro obiettivo è raggiungere entro il 2021 l’autonomia finanziaria», giura lo stesso Edme-Sanjurjo.

    L’eusko è la moneta più diffusa delle tante locali che circolano in Europa. La seconda è il Bristol Pound (simbolo £B), utilizzato dal settembre 2012 nella città inglese sull’Avon (il motto è: «Our city, our money»), di cui circolano il corrispondente di 780mila euro (il cambio è alla pari con la sterlina britannica). Anche in questo caso lo scopo è incoraggiare i cittadini di Bristol a spendere i loro soldi nei negozi della propria città. Anche le tasse possono essere versate in £B e pare proprio che questo renda più lieve pagarle (ci fidiamo). Il precedente sindaco, George Ferguson, si vantava di ricevere l’intera retribuzione, pari a circa 51mila sterline, nella coloratissima valuta cittadina.

    In Germania c’è il Chiemgauer, più antica delle altre due (nacque nel 2003) ma un po’ meno diffusa: ne circolano circa 650mila a Prien am Chiemsee e nella regione del lago Chiem, in Baviera. Per poi proseguire…”
    A VOI OGNI POSSIBILE COMMENTO.

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