Aspetti dell’immigrazione

Come sottolineano le quotidiane vicende di cronaca,non c’è giorno che clandestini ,disperati che non hanno nulla da perdere se non ingenti somme,che spesso sono anticipate da multinazionali dello schiavismo,corrano ad imbarcarsi sopra imbarcazioni di ogni tipologia e condizione di stato d’uso,verso quella che fingono ,credono essere la loro salvezza. Si tratta di un problema che dovrebbe essere trattato a livello di Unione Europea,ma che trattati frettolosamente firmati dai nostri governanti,ha reso italiano. A fronte di tutto questo occorre però dare risposte non legate all’emergenza del momento,reale o presunta. Partendo dal tema ‘migrazioni ambientali’questa supposta emergenza si è posta all’attenzione a partire dagli anni Settanta del secolo scorso. Sebbene il termine ‘rifugiati ambientali’ non sia legalmente riconosciuto a livello internazionale,la migrazione e i conflitti,armati o meno,sono diventati una emergenza prioritaria tra i temi della ‘salute globale del nostro pianeta. Quindi la nostra salute e la nostra sicurezza. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici,un recente rapporto sottolinea che questi possono portare ad un miliardo le migrazioni entro la fine di questo secolo. Il fattore ambientale va poi ad interagire con tutta un’altra serie di fattori correlati nel determinare la scelta di di partire verso luoghi considerati migliori. Una serie interconnessa di fattori socioeconomici,politici e culturali,nonché fattori correlati alle caratteristiche personali di ciascun individuo,devono essere presi in considerazione. I cambiamenti ambientali a turno influenzano tutti questi fattori in vario modo e tendono a esacerbare esistenti incentivi a emigrare,in modo  più o meno lecito. Questa concettualizzazione riconosce che i fattori determinanti della migrazione sono quelli di natura economica,che continueranno ad esserlo,anche se i cambiamenti ambientali influenzeranno sempre di più la situazione,con un impatto sui salari rurali,prezzi dei prodotti agricoli,esposizione al rischio e alla tutela degli ecosistemi. Il modello occidentale,alla ricerca di sempre nuovi compratori,tende a schiacciare chi è meno sviluppato economicamente,con conseguenze per l’ambiente. Se un’area era produttiva cessa di esserlo per via dell’accaparramento forzoso dei terreni,ma anche per la crescente desertificazione avvenuta a causa dell’uomo,non potremo che avere esempi come quello del Ghana e delle sue coltivazioni di pomodoro. Era una piccola ma fiorente industria,sino a quando non è stata radicalmente cambiata dai ‘pelati’ europei venduti sottocosto. Una prelibatezza supportata da finanziamenti europei che è stata soppiantata dai pelati in scatola,anch’essi finanziati dalla stessa Unione Europea. Lasciando senza lavoro migliaia di lavoratori,sia in Italia che in Europa ed in Africa. Facendo così la fortuna della Cina che li produce sottocosto,e di chi organizza i barconi dei migranti/clandestini e della criminalità organizzata italiana e straniera. Occorre che la scienza,ma soprattutto la Politica internazionale,puntino a creare un contesto di conoscenza diffusa che sia la premessa essenziale per creare un dialogo economico e sociale tra il cosiddetto ‘mondo sviluppato’ e quello ‘sottosviluppato’ . Un percorso che eviti la migrazione economica ammantata da guerre,tutte volute dai Paesi occidentali e dalla Cina,per il controllo delle risorse energetiche e delle terre coltivabili a basso costo. Queste ultime ambite particolarmente dalla Cina.

Aldo A.

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