Lo Stato islamico potrebbe tornare a colpire con azioni terroristiche,anche nell’Europa del politicamente corretto. E potrebbe farlo entro la fine di quest’anno. Lo rivela un rapporto delle Nazioni Unite,sulla base di informazioni emerse da numerosi rapporti dei servizi segreti occidentali. L’Unione Europea stima che almeno seimila dei suoi cittadini abbiano raggiunto l’Iraq e la Siria per combattere sotto la bandiera dello Stato islamico o di altri gruppi di estremisti riconducibili a questi. Circa un terzo di questi sarebbero stati uccisi ,altrettanti sono detenuti in Iraq,Siria o presso milizie curde,siriane ,fuggiti altrove o tornati in Europa con idee decisamente bellicose,sanguinarie. Le loro prospettive future saranno di interesse internazionale per il nostro prossimo futuro,avvertono gli esperti. Alcuni di loro potrebbero unirsi con Al-Qaeda o con altri gruppi terroristici attigui. Altri diventeranno reclutatori di terroristi o loro stessi leader. L’attuale diminuzione degli attacchi non può durare a lungo,forse non arriverà neanche a Natale,ammonisce un rapporto che circola nei piani alti della politica militare. Ci sono centinaia di miliziani stranieri dello Stato Islamico prigionieri delle milizie curdo-siriane sostenute dagli Stati Uniti che,nonostante le insistenze di Donald Trump,i Paesi occidentali non vogliono riprendersi,preferendo lasciarli nelle mani delle forze locali,consapevoli di non poterli realisticamente processarli. E’ meglio ricordare,a questo proposito,che a metà luglio nei campi di prigionia delle Forze Democratiche Siriane,nel nord-est della Siria,tra Hasakah e Deir Ezzorr,erano presenti seimila prigionieri combattenti dello Stato Islamico,dei quali cinquemila di origine irachena o siriana e mille provenienti da cinquantaquattro Paesi del mondo. A causa delle difficoltà delle milizie curde nel gestire così tanti prigionieri,molti di loro vengono trasferiti in Iraq e sommariamente impiccati. C’è poi il problema delle migliaia di famigliari dei jihadisti che vivono nei campi profughi sovraffollati nei territori siriani controllati dalla coalizione guidata dagli USA. In Europa una delle principali principali preoccupazioni è la radicalizzazione nelle prigioni,dove tutti i programmi di de-radicalizzazione non si sono dimostrati efficaci. I problemi evidenziati dal rapporto delle Nazioni Unite mettono in evidenza quanto siano blande,inefficaci e ambigue le misure assunte,o meglio,non assunte,dalla UE e dai singoli stati,di fronte a questa minaccia. Se ai veterani jihadisti offrono sussidi e welfare al posto di condanne esemplari,è difficile poi scongiurare la minaccia di nuovi attentati. Lo stesso discorso vale per la de-radicalizzazione nelle carceri. Fallita ovunque perché non è stata attuata nell’unico modo possibile consigliato : istituire carceri speciali di massimo isolamento per jihadisti,tenendo i detenuti comuni in differenti istituti di pena. Sul piano finanziario il rapporto delle Nazioni Unite rivela che l’Isis avrebbe tuttora accesso agli ingenti fondi in danaro in suo possesso,tra i cinquanta ed i trecento milioni di dollari,provenienti dal califfato,che vengono impiegati per mantenere alta la reputazione presso le popolazioni a loro attigue. Come un qualunque ‘brand leader globale’. Una situazione simile potrebbe già essere presente sul nostro territorio,in Italia come nel resto dell’Europa. Il rapporto evidenzia che anche in Africa,in particolare nella parte orientale del Congo ,sta diventando il nuovo polo attrattivo degli affiliati allo Stato Islamico o gruppi terroristici satelliti. E noi italiani,europei,spalanchiamo loro le frontiere andandoli a prenderli a domicilio.Buonanotte Italia,buon pisolino Europa.
Aldo A.
