Vecchi deficit, inflazione, poca crescita ed euro troppoforte: ecco il perché trent’anni di sforzi finanziari ,veri o presunti, non sono bastati a farci rientrare dall’enorme debito pubblico accumulato negli anni ’80 , ma anche in quelli del cosiddetto boom economico finanziato dallo stato e dall’evasione fiscale che, con margini ridotti prosegue ancora ai giorni nostri. Roberto Artori, ex commissario Consob e docente emerito di di scienza delle finanze all’Università Bocconi di Milano, alcuni anni fa , prima prima dello scoppio della recessione, propose una ricostruzione storica dell’andamento del passivo dello stato italiano dall’unità d’Italia ai nostri giorni individuando quattro grandi momenti , o periodi, di crescita di questo debito rispetto al prodotto interno lordo, il famigerato, osannato PIL. Il primo momento di accumulo, che ha portato il rapporto tra il debito ed il PIL al 117% nel 1897, si spiega con la caduta del prodotto interno lordo dovuta alla grande depressione di fine secolo. Il secondo ed il terzo momento coincidono con le due guerre mondiali. Questa è la parte più prevedibile della storia, dato che tutte e tre le volte l’Italia , con l’aiuto dei condoni e inflazione, è riuscita a riportare sotto controllo i propri conti pubblici. La parte avventurosa è quella del quarto momento o periodo di accumulo , che inizia nel 1974 con un rapporto debito pubblico al 54,5% e si chiude nel 1994 con un rapporto al 124,3%. Quello che è successo in quel ventennio, dai risvolti economici e politici molto simili a quelli del ventennio fascista, è il vero problema ancora aperto e di cui stiamo assaporando i frutti aspri con il governo a trazione M5S/Lega. E’ un problema a livello pratico : a differenza dei periodi precedenti , l’Italia non è mai riuscita a riassorbire il debito accumulato in quei ultimi vent’anni. Ci hanno provato con significativi sforzi dialettici a chiudere in attivo (al netto degli interessi) 22 bilanci su 23 tra il 1995 e il 2017, ma non è bastato perché non si incideva sulla spesa improduttiva, sulle regalie che precedono le elezioni, a scapito delle infrastrutture, vero volano della crescita. Nel 2007 il debito pubblico era tornato sotto quota 100% . La recessione, l’euro troppo forte in funzione germano-centrica ha abbattuto il nostro prodotto interno lordo di dieci punti percentuali di cui non siamo più rientrati. Torniamo al presente o, se preferite, del passato prossimo, molto prossimo. Il debito pubblico a fine 2017, dopo anni di cura PD, era salito a quota 2.256 miliardi . In tre anni era aumentato di 119 miliardi.La fonte non è Salvini ne Di Maio, la fonte era Banca d’Italia. Questo è il risultato di anni di dati piegati alla politica del consenso e media asserviti. Rispetto al dicembre 2016 venne registrato un’aumento di 36,6 miliardi 2018. Cottarelli lanciava l’allarme a gennaio 2018 : ” nei prossimi tre anni il debito crescerà di 55 miliardi”. Che certo non sono da imputare a Salvini o Di Maio. Durante il governo Renzi il debito pubblico italiano ammontava a 141,2 euro al mese per ogni singolo cittadino, neonati compresi. Il governo Berlusconi in carica tra 1994 e il 1995 cresceva di 165,42 al mese.Torniamo al presente. Il quotidiano Il Foglio di Giuliano Ferrara il 24 Febbraio 2018 scriveva :” In Dio abbiamo fede ma tutti gli altri devono portare i dati “. Dal 2014 al 2017 il debito pubblico italiano è calato dal 3% del PIL del 2014 al 2,1% del 2017. Questa dinamica riflette la riduzione dei tassi che non dipende dalle scelte di politica interna.Come a dire che non è merito del governo in carica. Oggi i fattori di rischio maggiore sono il rialzo dei tassi di interessi della BCE che aumenterebbe il nostro mostruoso debito complessivo. Oppure la competizione fiscale internazionale che porterebbe al ritorno del protezionismo dei mercati finanziari.La riduzione graduale del debito pubblico e quello delle tasse è l’unico percorso percorribile per evitare il mattatoio B.C.E. e F.M.I. . E’ di queste ore la notizia pubblicata dai media nazionali e non del buco di 16 miliardi lasciato dal governo precedente Gentiloni. Ora grazie a questi trucchi contabili probabilmente il rapporto debito/PIL dovrà essere ricalcolato intorno al 3,4%. Se questo scenario fosse confermato dimostrerebbe come il rigore contabile del presidente Mattarella, della Corte dei Conti, della B.C.E. di Mario Draghi e del F.M.I. viene applicato a fase alterne, a seconda della volontà o meno di affossare un governo che ostacoli o meno le mire di coloro che speculano su uno o più popoli, fregandosene del voto elettorale. Un ulteriore prova di quanto sia necessario, fondamentale, in questo momento storico, la presenza di un Piero in Italia. Una domanda : siamo sicuri di vivere in una democrazia compiuta ?
Aldo A.

I rom festeggiano il reddito di cittadinanza. L’Italia paese di Babbo Natale ?
Secondo la FAO i migranti portano ricchezza.Verrebbe da domandarsi : a chi ?
Noi dobbiamo certificare i nostri redditi i clandestini/migranti NO. E’ quello che accade a noi nella scuola come nella sanità. Noi paghiamo i servizi gratuiti che i clandestini/migranti gratuitamente ricevono. Il capitolo di spesa ? Aldo, Giovanni, Piero, che hanno la sola colpa di essere italiani VERI.
Da Il Giornale di oggi a proposito di debito e di popolo fesso :” La beffa del reddito grillino: soldi a 1,5 milioni di stranieri.Tra romeni e cittadini di Stati tutelati da accordi sociali, ai non italiani
andrà la metà dei 6,7 miliardi.Il reddito di cittadinanza ha una dotazione di 6,7 miliardi di euro
per il 2019 e si propone la riduzione di 2,2 milioni di poveri entro l’anno successivo.”
MENO TASSE ALLE FAMIGLIE PER AUMENTARE LA SPESA PROCAPITE CHE STIMOLERA’ L’IMPRENDITORIA. MENO PARASSITI DI IMPORTAZIONE.