SCANDALO AIFA.

Scandalo AIFA…


Marcello Pamio

Danno erariale di quasi 200 milioni di euro. L’accusa arriva dalla Corte dei Conti del Lazio.
I destinatari sono i membri di una Commissione consultiva tecnico-scientifica, ma non di una a caso: l’Agenzia italiana del farmacoAIFA!
L’agenzia nazionale che ha la responsabilità (morale e scientifica) di consentire e monitorare la commercializzazione sul territorio di farmaci e vaccini.

Avrebbero imposto limitazioni alla prescrivibilità dell’Avastin – farmaco usato per trattare alcune malattie oculari – costringendo di fatto il Servizio Sanitario Nazionale a sostenere costi maggiori per l’acquisto del concorrente (equivalente) Lucentis.

In pratica il primo non è stato incluso, fino al 2014, tra i prodotti rimborsabili dal SSN e il suo utilizzo è stato limitato ingiustificatamente fino al 2017 causando rilevanti spese aggiuntive per l’erario.
Hanno sostenuto – per non dire imposto – la vendita di un veleno la cui singola dose costa tra i 600 e i 730 euro in più dell’altro!

Già nel 2014 l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva irrogato nei confronti delle case farmaceutiche produttrici, Roche e Novartis, una sanzione amministrativa di oltre 180 milioni di euro per avere concertato una differenziazione artificiosa dei prodotti, presentando il primo come più pericoloso del secondo e condizionando così le scelte di medici e servizi sanitari. In realtà le molecole sono le medesime.
Quindi i due gruppi si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione del farmaco più economico (Avastin della Roche) a vantaggio dell’altro molto più costoso (Lucentis della Novartis).

Va detto che i due farmaci non vengono prescritti solo per curare malattie oculari, ma anche per il trattamento di varie forme tumorali, tra cui quelle del colon-retto, del polmone e del rene. Tumori molto diffusi tra la popolazione.

Per il SSN «l’intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno» scriveva l’Autority.
Ad occhi esterni e ignari non avrebbe molto senso il comportamento della Roche, che si sarebbe autoboicottata per lasciare spazio al Lucentis della “concorrente”.
Il giochetto ce lo spiega sempre l’Autority: «le condotte delle imprese trovano la loro spiegazione economica nei rapporti tra i gruppi Roche e Novartis. Roche, infatti, ha interesse ad aumentare le vendite di Lucentis perché attraverso la sua controllata Genentech – che ha sviluppato entrambi i farmaci – ottiene su di esse rilevanti royalties da Novartis».

Quest’ultima, oltre a guadagnare dall’incremento delle vendite di Lucentis, detiene una rilevante partecipazione in Roche, superiore al 30%. Intrallazzi economico-finanziari che dimostrano una cosa sola: la concorrenza tra le industrie farmaceutiche non esiste, è una mera illusione…

Come sempre paga pantalone, cioè i sudditi che finanziano il SSN con le tasse, e a guadagnare – come sempre – sono i soliti noti.
Ma la cosa vergognosa in scandali come questo, non è solo il discorso prettamente economico delle industrie, bensì lo svuotamento etico e morale di quegli enti la cui responsabilità prioritaria è – o dovrebbe essere – la salvaguardia della salute dei cittadini!
Delle industrie che speculano vendendo le droghe da loro prodotte puntando esclusivamente al profitto, ovviamente non possiamo stupirci, ma ciò che emerge è che oggi purtroppo non possiamo fidarci né della politica né di quegli Enti nazionali e di quelle Istituzioni pubbliche che dovrebbero sorvegliare e proteggere il bene comune.
Ricordo infine che i vaccini pediatrici sono autorizzati proprio da quella stessa Commissione scientifica dell’Aifa che oggi è accusata dalla Corte dei Conti e dalla Guardia di Finanza di aver speculato sui farmaci a beneficio delle case farmaceutiche.

E se lo fanno con i farmaci (Avastin e Lucentis) perché non potrebbero farlo anche con i vaccini?

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ALZHEIMER E INTESTINI.

Alzheimer & intestini


Marcello Pamio

«Ogni uomo, se lo decide,
può essere lo scultore
del proprio cervello»

Santiago Ramon y Cajal, Premio Nobel per la medicina nel 1906

E’ l’organo più enigmatico e complesso dell’universo, e forse proprio per questo è l’unico del corpo umano il cui funzionamento ancora sfugge alla comprensione della scienza.
Le cifre che descrivono il cervello sono a dir poco astronomiche: in un volume di 1.500 centimetri cubi si racchiudono 100.000 milioni di neuroni che utilizzano fino a 19.000 dei 30.000 geni che compongono il genoma umano.
I neuroni si collegano tra loro mediante sinapsi e formano 1 miliardo di connessioni per ogni mm3 di corteccia cerebrale. Senza tener conto delle cellule gliali di supporto il cui numero è dieci volte tanto.

Come detto ogni neurone può collegarsi con altri mille intrecciando reti la cui complessità è inimmaginabile.
Se solo venissero messi in fila gli assoni dei neuroni del cervello di una persona, raggiungerebbero una distanza di 150.000 km, cioè quasi la metà della distanza tra la Terra e la Luna.
I neuroni comunicano tra loro mediante impulsi elettrici (e forse anche luminosi) grazie ad alcune sostanze chimiche note come neurotrasmettitori di cui oggi se ne conoscono circa un centinaio, ma in realtà il loro numero potrebbe essere molto più alto.

Staticità Vs neuroplasticità
Fin da piccoli ci hanno inculcato che il cervello è un organo statico e immutabile, per cui si nasce con un numero fisso di cellule (neuroni, ecc.) e man mano che passano gli anni se ne perdono costantemente e inesorabilmente. Questo processo prende il nome di invecchiamento.
Per fortuna che tale visione nichilista dell’uomo sta per essere soppiantata dai risultati sempre più eclatanti delle neuroscienze, che dimostrano come il cervello non resta immutabile, ma anzi, durante il corso della vita continua a trasformarsi. Tale proprietà si chiama «neuroplasticità» e riguarda tutti i livelli dell’organo, dalle sinapsi ai prolungamenti nervosi per giungere alle regioni funzionali.

Sulla plasticità del cervello sono interessanti le scoperte della d.ssa Maura Boldrini, una ricercatrice italiana che lavora al Dipartimento di Psichiatria della Columbia University. Secondo le sue ricerche il cervello continua a rigenerarsi anche nella terza età, grazie a riserve di «neuroni immaturi» (staminali) pronte a entrare in azione anche a 79 anni.
In pratica in ogni momento della vita vi sarebbero dei neuroni pronti ad entrare in azione e questo avverrebbe soprattutto nell’ippocampo, un’area cerebrale che gestisce e governa la memoria e che è la più danneggiata (guarda caso) nell’Alzheimer.

Quindi abbiamo visto che ogni cellula nervosa è collegata mediante sinapsi con molte altre, formando una rete di comunicazione così intricata che a confronto quella di internet è un banale quaderno a quadretti.
Ciascun gruppo di cellule svolge un lavoro specifico, alcune sono coinvolte nel pensare, nell’apprendere e nel ricordare, mentre altre aiutano a vedere, sentire, odorare, ecc.

Per svolgere questo immenso lavoro le cellule cerebrali devono ricevono forniture imponenti di alimenti e ossigeno per generare e produrre energia, costruire connessioni e soprattutto liberarsi dai rifiuti tossici, cosa quest’ultima cruciale per il benessere e la salvaguardia dell’organo. Esattamente come in una vera e propria fabbrica i blocchi e i guasti in un singolo sistema provocano problemi anche in zone distanti.
Con la diffusione del danno, non solo le cellule perdono la capacità di compiere il loro lavoro specifico, ma possono andare incontro a morte, provocando mutamenti e danni irreversibili nel cervello, quelli purtroppo visibili nelle patologie neurodegenerative.
Alla fine della fiera la medicina scopre nell’encefalo la presenza di placche amiloidi e strani grovigli formati da alcune proteine. Poi arriva la nefasta diagnosi di Alzheimer.
Quindi questa splendida e magistrale “macchina” può andare incontro a un declino organico e funzionale.
Non tutti lo sanno, ma stiamo parlando della patologia più diffusa al mondo sopra una certa età: di malati infatti ce ne sono nel mondo quasi 47 milioni e questa cifra è destinata, stando all’attuale andamento, a raddoppiare ogni 20 anni.

In Italia la demenza colpisce oltre 1.200.000 persone, che diventano una cifra imponente se teniamo conto che un nucleo familiare mediamente è costituto da almeno tre persone e quando l’Alzheimer fa la sua entrata in casa, sconvolge e rovina la vita di tutti, non solo del disgraziato a cui verrà lentamente cancellata e portata via la coscienza!

Cosa dicono le ricerche
Moltissimi degli studi e delle ricerche ufficiali pubblicate su PubMed (la più importante banca dati di biomedicina al mondo www.pubmed.gov) rivelano cose estremamente interessanti…
Le persone con l’Alzheimer presentano dentro il cervello, oltre alle placche amiloidi appena dette, anche metalli tossici (piombo, mercurio, alluminio) e svariati agenti patogeni (virus Herpes Simplex, Cytomegalovirus, funghi come Candida Glabratus e Candida Albicans, batteri orali come P. Gingivalis Treponema denticolaTannerella forsythia Porphyromonas gingivalis, ma anche Helicobacter pylori, BurkholderiaBorrelia, Chlamydophila pneumoniaePseudomonas, FirmicutesStaphylococcus epidermidisStenotrophomonas maltophilia, ecc.).

Cosa ci fanno batteri, funghi e metalli dentro il cervello? Ma soprattutto la domanda cruciale è come hanno fatto a finire là dentro? Superando la membrana emato-encefalica che rappresenta una barriera selettiva!
La riposta probabilmente sta nel nostro secondo cervello, l’intestino, che già nel nome dice tutto (in-testino > in-testa…).
Se infatti la mucosa intestinale perdesse la sua centrale permeabilità, tutto il contenuto degli intestini: frammenti incompleti di proteine (per esempio caseina e glutine), acidi metabolici, batteri, funghi, parassiti, metalli e tossine varie, potrebbero finire nel circolo sanguigno, per essere poi trasportate in tutto l’organismo, cervello incluso.

Permeabilità intestinale
La mucosa intestinale è una barriera – più o meno come quella emato-encefalica – selettivamente permeabile che fa passare solo quello che serve all’organismo, bloccando tutto il resto. Questa sua funzione è determinata dalle cosiddette «giunzioni strette» o «giunture serrate» che contribuiscono a mantenere un’adeguata e corretta chiusura.
Negli ultimi anni stiamo assistendo però alla perdita dell’integrità di questa mucosa, non è un caso infatti che le diagnosi di «intestino permeabile» o «intestino gocciolante» stiano aumentando.
Questo punto è cruciale perché sempre le evidenze scientifiche parlano chiaro: l’alterazione della permeabilità intestinale è alla base dell’eziogenesi di malattie importanti del sistema gastro-intestinale (celiachia ma non solo), quelle autoimmunitarie, infiammatorie e degenerative, Alzheimer incluso.

Il discorso lo può capire anche un bambino: se la mucosa lascia “filtrare” o “gocciolare” tramite le giunture quello che è presente nell’intestino direttamente nel sangue, da una parte il sistema immunitario dovrà intervenire costantemente e pesantemente, e dall’altra si creeranno le premesse e il terreno idoneo all’aumento di infiammazioni in tutto il corpo, anche nel cervello. La costante iperattivazione del sistema immunitario va ad alimentare l’infiammazione cronica locale che ha dato origine alla permeabilità, creando un pericolosissimo circolo vizioso.
Le cause del danno alle giunture intestinali sono diverse: disbiosi intestinale, additivi chimici, alimenti spazzatura pregni di pesticidi, farmaci e vaccini, chemio/radioterapia, parassitosi e candidosi sistemica, alcol, stress, infiammazioni e infezioni costanti.
Anche alcuni acidi metabolici derivanti dalla digestione possono indurre serie problematiche, come l’acido propionico, un grasso a catena corta prodotto dai batteri, in grado di indurre neuroinfiammazione, stress ossidativo, disfunzione a livello mitocondriale e addirittura deplezione di glutatione. Questo acido viene prodotto dalla fermentazione di polisaccaridi, oligosaccaridi e gli acidi grassi a catena lunga dai batteri del colon. Quindi i carboidrati non digeriti, fibra e amido ne rappresentano la fonte principale. L’acido propionico da una parte riduce i livelli di glutatione nel cervello, rendendo l’organo molto più sensibile allo stress chimico dei vari inquinanti, dall’altra fa calare anche i livelli nel sangue degli acidi grassi essenziali della serie Omega-3.

Sfiammare la mucosa intestinale è prioritario, per cui è necessario quindi eliminare completamente gli zuccheri e i cereali raffinati (soprattutto quelli con glutine) e tutte le altre sostanze che provocano irritazione (alcolici, caffè, ecc.).
Fortuna vuole che in natura gli alimenti straordinari che aiutano a ripristinare la funzionalità intestinale non mancano: oltre alle numerose spezie e droghe, vi sono i fermentati, le verdure latto-fermentate (crauti, cetriolini, ecc.), il miso (fermentati di riso o soya) e la radice di Kuzu (eccezionale sfiammante). Tra le integrazioni ricordiamo la Glutammina (migliora la funzionalità della barriera intestinale e immunitaria), la Vitamina C (centrale per il collage) e il Serplus a base di latto-albumina. Infine i probiotici (lattobacilli, bifidi, ecc.) danno un contributo importante.

Se quanto detto è vero, la strada maestra nell’Alzheimer è il ripristino del corretto funzionamento della mucosa intestinale. Ma da sola non basta, perché se anche forse spiegato come le tossine finiscono dagli intestini nel sangue, dobbiamo capire come riescano poi a superare l’altra barriera impenetrabile, quella che protegge l’encefalo!
In questo caso purtroppo l’inquinamento elettromagnetico interferisce pesantemente. Nonostante la durissima scatola cranica, le onde elettromagnetiche (cellulari, wifi, onde radio, ecc.) penetrano senza problemi andando ad alterare fisicamente la barriera emato-encefalica. Questa alterazione ha come risultato la formazione di veri e propri “buchi”, attraverso i quali possono penetrare le tossine…

Di tutto questo e molto altro ancora me ne sono occupato nel libro «Alzheimer: l’epidemia silenziosa».
Dopo aver analizzato nella prima parte del testo qual è lo stato d’arte della scienza ufficiale, nella seconda ho intervistato una quindicina tra medici e ricercatori, che propongono interessanti strumenti terapeutici di intervento: percorsi che possono fare la differenza, se teniamo conto che la medicina ufficiale – come sempre – brancola nel buio più totale!

«Alzheimer: l’epidemia silenziosa. Come prevenire e curare la demenza», Marcello Pamio, edizione UNO. ISBN: 978-88-3380-049-3


Acquistabile in tutte le librerie oppure online nel sito Macrolibrarsi
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LETTERA APERTA AD OGNI SINDACO SUL 5G.

Lettera aperta ad ogni sindaco d’Italia sul 5G

Gentile Sindaco,
si ritiene di fondamentale importanza da parte Sua leggere con molta attenzione la seguente ORDINANZA (n.7 del 20 settembre 2019) firmata da un Suo collega del Comune di Camponogara in provincia di Venezia, sul divieto di installazione e diffusione di nuovi impianti di telefonia mobile con tecnologia 5G.
Non si tratta, come qualcuno pensa, di voler bloccare l’innovazione delle telecomunicazioni: nessuno vuole tornare al Medioevo, ma non si può nemmeno accettare ad occhi chiusi una tecnologia che, per interessi industriali, metta a repentaglio la salute pubblica, come in questo caso.
Stiamo parlando infatti di una tecnologia sconosciuta e soprattutto MAI testata sulla popolazione!
Conviene fare molta attenzione, anche perché «spetta al Sindaco la responsabilità penale, civile, amministrativa, di accertarsi nelle competenti sedi, per le conseguenze di ordine sanitario che dovessero manifestarsi a breve, medio e lungo termine nella popolazione residente nel territorio comunale».
Spetta inoltre sempre al Sindaco «nella Sua veste di ufficiale di Governo e massima autorità sanitaria locale in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di precauzione sancito dal diritto comunitario (art. 3 ter del D. L.vo n. 152/2006), al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibili per i cittadini, di adottare le migliori tecnologie disponibili e di assumere ogni misura e cautela volta a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico».
Deve sapere che nel 2011 la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato i campi elettromagnetici delle radiofrequenze come «possibili cancerogeni per l’uomo», mentre a novembre 2018 il National Toxicology Program, e a marzo dello stesso anno l’Istituto Ramazzini di Bologna (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni), hanno entrambi confermato l’associazione tra esposizione alle radiofrequenze della telefonia mobile e la manifestazione di vari tipi di tumori (cervello, ghiandole surrenali, tumori rari delle cellule nervose del cuore, gliomi, ecc.).
Esporre quindi la popolazione del Suo Comune ad un rischio di patologie gravi e/o invalidanti (vedasi l’aumento delle persone elettrosensibili), data la Vostra posizione come responsabili della salute pubblica, è una faccenda assai critica!
Le ricordiamo infine che, se un giorno uno o più cittadini del suo Comune dovessero manifestare una qualche patologia legata all’emissione di onde elettromagnetiche, essi si potranno rifare penalmente, civilmente e anche amministrativamente direttamente sulla Sua persona!
Ringraziamo per la Sua attenzione e la invitiamo a informarsi adeguatamente per approfondire l’argomento, tramite le numerose associazioni che se ne occupano: Apple (Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog – www.applelettrosmog.it), Associazione Amica (www.infoamica.it), Alleanza italiana Stop 5G (www.alleanzaitalianastop5g.it).


ORDINANZA DEL SINDACO
Nr. 7 del 20/09/2019 Reg. Gen. 92 del 20-09-2019

Oggetto: ORDINANZA DI DIVIETO DI INSTALLAZIONE E DIFFUSIONE SUL TERRITORIO COMUNALE DI NUOVI IMPIANTI DI TELEFONIA MOBILE (ART. 37 BIS DEL D.Lgs 259/2003 e s.m.i.), CON TECNOLOGIA 5G.

PREMESSO CHE:

• il Consiglio dell’Unione Europea ha emanato in data 12 luglio 1999 la Raccomandazione n. 1999/519/CE relativa alla limitazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici da 0 Hz a 300 GHz, affermando come sia imperativo proteggere i singoli cittadini dagli effetti negativi sulla salute che possono derivare dall’esposizione ai campi elettromagnetici, come si ritenga necessario istituire un quadro comunitario in relazione alla protezione della popolazione con aggiornamenti, valutazioni e analisi periodiche degli impatti sulla salute anche in funzione dell’evoluzione tecnologica, chiedendo agli Stati membri di considerare anche i rischi nel decidere strategie e promuovendo la più ampia diffusione dell’informazione alla popolazione su effetti e provvedimenti di prevenzione adottati;

• la protezione dalle esposizioni è regolamentata dalla Legge Quadro n. 36 del 22 febbraio 2001 che si pone l’obiettivo di tutelare la salute, promuovere sia la ricerca scientifica sugli effetti sulla salute sia l’innovazione tecnologica per minimizzare intensità ed effetti;

• con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’8 luglio 2003 sono stati fissati limiti di esposizione e valori di attenzione, applicando l’insieme completo delle restrizioni stabilite nella Raccomandazione n. 1999/519/CE con una riduzione dei valori limite e di attenzione per tenere in conto, almeno a livello macroscopico, anche degli effetti a lungo termine non presi in considerazione nella raccomandazione;

• la Direttiva Europea 2013/35/UE del 26 giugno 2013, recepita in Italia con D.Lgs. n. 159 del 1° agosto 2016 con la modifica D.Lgs. n. 81 del 9 aprile 2008, sulle disposizioni minime di sicurezza e salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) con lo scopo di assicurare salute e sicurezza individuale di ciascun lavoratore e definire una piattaforma minima di protezione per i lavoratori nell’Unione Europea;

• il Decreto 28 gennaio 2017 del Ministero dell’Ambiente, sui criteri minimi ambientali da rispettarsi per gli edifici della pubblica amministrazione, richiede che si prediliga sempre la connessione via cavo o mediante Powerline rispetto al WiFi;

PRESO ATTO CHE:

• il cosiddetto Principio di Precauzione è stato adottato dall’Unione Europea nel 2005 riportando che “Quando le attività umane possono portare a un danno moralmente inaccettabile, che è scientificamente plausibile ma incerto, si dovranno intraprendere azioni per evitare o diminuire tale danno”;

• la Legge 36/2001 chiede al Ministero della Sanità di promuovere un programma pluriennale di ricerca epidemiologica e di cancerogenesi sperimentale e di concerto con Ministero dell’Ambiente e MIUR lo svolgimento di campagne di informazione e di educazione ambientale, alle Regioni di concorrere all’approfondimento delle conoscenze scientifiche e indica che è competenza dei comuni adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti allo scopo di minimizzare l’esposizione ai campi elettromagnetici;

• la sentenza del TAR Lazio n. 500 del 15 gennaio 2019 ha imposto l’obbligo di procedere a campagne di informazione ed educazione ambientale previste dall’articolo 10 comma 1 della Legge 36/2001, condannando i Ministeri Ambiente, Salute e Istruzione ad ottemperare;

• secondo l’OMS circa il 3% della popolazione è affetta da problemi di elettrosensibilità (per l’Istituto di medicina sociale e preventiva dell’Università di Berna gli elettrosensibili arrivano al 5% degli elvetici mentre in Svezia studi indicano tale valore nel 10%);

• a ottobre 2013 la Regione Basilicata considera elettrosensibilità come malattia rara e la inserisce nell’elenco delle esenzioni per i costi delle prestazioni sanitarie;

TENUTO CONTO CHE:

• la Legge 36/2001 prevede all’articolo 8 comma 5 il finanziamento delle attività di controllo e monitoraggio, finanziamento integrato mediante la destinazione delle somme derivanti dalle sanzioni previste dall’articolo 15;

• la Raccomandazione Europea n. 1999/519/CE per le frequenze 5G nel range 3.6-3.8 GHz e 26.5-27.5 GHz prevederebbe che il periodo di misura dovrebbe essere compreso rispettivamente nell’intervallo 16.7-17.7 minuti e 2.0-2.2 minuti;

• nel DPCM 8 luglio 2003 si definisce un limite più stringente di intensità di campo elettrico rispetto alla Raccomandazione Europea n. 1999/519/CE e pari a 6 V/m in un periodo pari a 6 minuti e divieto di superamento del valore di 20 V/m mentre con l’articolo 14 comma 8 del Decreto Legge n. 179/2012 è stato definito che i valori devono essere mediati nell’arco delle 24 ore e non più nei 6 minuti previsti in origine, passando da una verifica per misura diretta a una verifica attraverso stima previsionale fatta da ARPA e basata sui dati forniti dagli operatori;

VISTO il documento pubblicato nel 2019 dal Comitato scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Commissione Europea, affermando come il “5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche” ha evidenziato un chiaro segnale agli Stati membri, soprattutto all’Italia, sui pericoli socio-sanitari derivabili dall’attivazione ubiquitaria del 5G (che rileva gravissime criticità, in parte sconosciute sui problemi di salute e sicurezza dati) confermando l’urgente necessità di un intervento normativo nei riguardi della diffusione di tale nuova tecnologia 5G;

PRESO ATTO che:

• è stato dimostrato in quattro studi (Rea 1991 Havas 2006, 2010, McCarty et al. 2011) che è possibile identificare persone con ipersensibilità elettromagnetica e dimostrare che possono essere testati usando risposte obiettive, misurabili, dimostrando che questi soggetti sono realmente ipersensibili se confrontati con i normali controlli;

Ordinanza N° 7 del 20-09-2019 Pag. 3

• che altri studi dimostrano che ci sono veri e propri cambiamenti fisiologici nei soggetti con Elettrosensibilità e che due studi (De Luca, Raskovic, Pacifico, Thai, Korkina 2011 e Irigaray, Caccamo, Belpomme 2018) hanno dimostrato che le persone elettrosensibili hanno alti livelli di stress ossidativo e una prevalenza di alcuni polimorfismi genetici, che potrebbero suggerire una predisposizione genetica;

• il Parlamento Europeo nella Risoluzione del 2009 e I° Assemblea del Consiglio d’Europa con la Risoluzione n° 1815 del 2011 hanno richiamato gli stati membri a riconoscere l’Elettrosensibilità come una disabilità, al fine di dare pari opportunità alle persone che ne sono colpite;

RISCONTRATI:
gli “effetti nocivi sulla salute umana”, il 15 Gennaio 2019 il TAR del Lazio ha quindi condannato i Ministeri di Salute, Ambiente e Pubblica Istruzione a promuovere un’adeguata campagna informativa “avente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile”, mentre una serie di sentenze emesse nell’ultimo decennio dalla magistratura internazionale e italiana attestano il danno da elettrosmog, l’elettrosensibilità e il nesso causale  telefonino-cancro, anche oltre ogni ragionevole dubbio (Cassazione 2012), tanto che note compagnie internazionali di assicurazione come Swiss Re e Llyoid’s non ne coprono più il danno;

PRESO ATTO inoltre che i gestori di telefonia mobile stanno provvedendo alla richiesta di rilascio di autorizzazione per l’installazione di un nuovi impianti di telefonia mobile (art. 87 bis del D.Lgs 259/2003 e smi), con tecnologia 5G;

CONSIDERATO CHE:

• il 5G è una tecnologia potenzialmente pericolosa perché si basa su microonde a frequenze più elevate delle precedenti versioni, anche dette onde millimetriche, il che ha due implicazioni ovvie: maggiore energia trasferita ai mezzi in cui le radiofrequenze vengono assorbite (in particolare i tessuti umani) e minore penetrazione nelle strutture solide, per cui vi è la necessità di più ripetitori (a parità di potenza) per garantire il servizio indoor (negli USA hanno stimato un impianto ogni 12 edifici);

• gli studi sugli effetti biologici di questo tipo di radiazione elettromagnetica sono appena agli inizi e indicazioni preliminari (le sperimentano in Russia per le terapie del dolore) paiono mostrare effetti sulle terminazioni nervose periferiche (stanchezza, sonnolenza e parestesia).

VALUTATO CHE:

proprio per il carattere di novità, sperimentazioni del genere dovrebbero valutare l’impatto e prendere in considerazione il rischio attribuibile a tale intervento prima che lo stesso sia realizzato, potendo fare ancora valutazioni ex-ante sul se e come realizzarlo;

VALUTATO INOLTRE:

il progetto stesso, che contestualmente all’attivazione, dovrebbe prevedere uno stretto monitoraggio sanitario su un campione di popolazione residente e non per individuare l’insorgenza di possibili effetti collaterali indesiderati; per la valutazione ex-ante viene utilizzata la Valutazione di Impatto sulla Salute (VIS) che rappresenta una combinazione di procedure, metodi e strumenti con i quali si possono stimare gli effetti potenziali complessivi, diretti o indiretti, di una politica, di un piano, di un programma o di un progetto sulla salute di una popolazione.

CONSIDERATO che:

malgrado la sperimentazione del 5G sia già stata avviata, non esistono studi che, preliminarmente alla fase di sperimentazione, dovrebbero doverosamente fornire una valutazione del rischio sanitario e per l’ecosistema derivabile da una massiccia, multipla e cumulativa installazione di milioni di nuove antenne che, inevitabilmente, andranno a sommarsi a quelle esistenti;

CONFERMATO che:

• spetta al Sindaco la responsabilità penale, civile, amministrativa, di accertarsi nelle competenti sedi, per le conseguenze di ordine sanitario, che dovessero manifestarsi a breve, medio e lungo termine nella popolazione residente nel territorio comunale;

• spetta al Sindaco, nella Sua veste di ufficiale di Governo e massima autorità sanitaria locale in ossequio all’art. 32 della Costituzione ed al principio di precauzione sancito dal diritto comunitario e dall’art. 3 ter del D. L.vo n. 152/2006, al fine di fronteggiare la minaccia di danni gravi ed irreversibile per i cittadini, di adottare le migliori tecnologie disponibili e di assumere ogni misura e cautela volte a ridurre significativamente e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico e le emissioni prodotte ed i rischi per la salute della popolazione;

PRESO ATTO che:

• nel 2011 la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato i campi elettromagnetici delle radiofrequenze come possibili cancerogeni per l’uomo e che i1 l° novembre 2018 il National Toxicology Program ha diffuso il rapporto finale di uno studio su cavie animali dal quale è emersa una «chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppino rari tumori delle cellule nervose del cuore». Il rapporto aggiunge anche che esistono anche «alcune evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali». Precisando che trattasi ancora a situazioni connesse a 2G e 3G, mentre ora il progetto delle compagnie è quello di introdurre in modo ubiquitario, capillare e permanente il 5G;

• nel marzo 2018, inoltre, sono stati diffusi i primi risultati dello studio condotto in Italia dall’Istituto Ramazzini di Bologna (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni), che ha considerato esposizioni alle radiofrequenze della telefonia mobile mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program, riscontrando gli stessi tipi di tumore. Infatti, sono emersi aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m. Inoltre, gli studiosi hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’NTP: iperplasia delle cellule di Schwann e gliomi maligni (tumori del cervello) alla dose più elevata;

VISTA la Delibera del Consiglio Comunale di Camponogara n° 43 del 30 luglio 2019, “Mozione.

Installazione di nuovi impianti di telefonia mobile (art. 87 bis D.Lgs 259/2003 e smi) con tecnologia 5G”, approvata all’unanimità;

VALUTATO quanto sopra,

ORDINA
Il divieto a chiunque dell’installazione e della diffusione sul territorio Comunale di impianti con tecnologie 5G:

– in attesa della nuova classificazione della cancerogenesi annunciata dall’International Agency for Research on Cancer, applicando il principio precauzionale sancito dall’Unione Europea, prendendo in riferimento i dati scientifici più aggiornati, indipendenti da legami con l’industria e già disponibili sugli effetti delle radiofrequenze, estremamente pericolose per la salute dell’uomo;

– in attesa della metodologia per le valutazioni preventive definite da ISPRA/ARPA.

AVVISA
Gli obblighi, i divieti e le limitazioni saranno resi di pubblica conoscenza mediante pubblicazione della presente all’albo pretorio on line.
In relazione al disposto dell’art. 3, comma 4, della Legge 241/’90, si indica che avverso il presente
provvedimento è possibile presentare ricorso:

 Entro 60 giorni dalla data della pubblicazione, del presente provvedimento, è ammesso ricorso giurisdizionale al T.A.R. competente nella fattispecie al tribunale amministrativo Regionale del Veneto;
 Entro 120 giorni dalla data della pubblicazione, del presente provvedimento, è ammesso ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

DISPONE
L’invio della presente ordinanza a:
* Presidente della Repubblica
* Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni
* Presidente del Consiglio dei Ministri
* Ministro della Salute
* Ministro dello Sviluppo Economico
* Ministro delle infrastrutture e dei trasporti
* Ministero dell’Ambiente
* Regione del Veneto
* ULSS n° 3 “Serenissima”

IL SINDACO FUSATO ANTONIO
FUSATO ANTONIO

 

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ANALISI VACCINALI: QUALCOSA SI MUOVE.

 

Analisi vaccinali: qualcosa si muove…


Marcello Pamio

Complimenti ai parlamentari Andrea Cecconi e Sara Cunial (fuoriusciti per fortuna loro e nostra dal Movimento 5 stelle), per aver in Commissione Affari Sociali presentato un’interrogazione sulle iniziative volte a ridurre il rischio di reazione avversa causata dalla somministrazione di vaccini.
Il tema del contendere sono gli esami laboratoristici effettuati dall’associazione Corvelva.
Risponde il viceministro Pierpaolo Sileri del Movimento 5 stelle!
Fin da subito il medico mette le mani avanti dicendo che secondo “il Rapporto Vaccini 2019 recentemente pubblicato sul sito dell’Agenzia e tutti i rapporti precedenti non è stata confermata la presenza di rischi aggiuntivi a quelli già noti”.

Quindi state tranquille mamme, non c’è alcun rischio per i vaccini, ed entra nel dettaglio spiegando quello che avviene dopo che i laboratori delle industrie brevettano un prodotto chimico (farmaco e/o vaccino che sia).
Innanzitutto «i controlli di qualità vengono effettuati dalla ditta durante tutto il ciclo produttivo di ogni lotto di vaccino, prima della distribuzione sul mercato. I metodi utilizzati per i controlli effettuati sui vaccini dalle aziende produttrici e le relative specifiche sono approvati dalle autorità competenti al termine della fase di valutazione del prodotto».

Ecco la prima chicca: il Ministero della salute, per voce del suo vicesegretario, afferma che i controlli dei farmaci sono a carico dei produttori stessi! Quindi coloro che producono i farmaci a scopo di lucro, sono gli stessi che devono controllarne la qualità.
Al Ministero non va l’annoso controllo fisico del prodotto, in questo caso il vaccino, ma SOLO dei «metodi utilizzati per i controlli», quindi tutto sulla carta…
Non sazio, il dottor Sileri spiega tutta la magnificenza della farmacovigilanza descrivendola come un passaggio cruciale che garantisce la totale sicurezza, nonostante si sappia molto bene che i farmacontrolli in Italia fanno acqua da tutte le parte.
Per il dottor Sileri invece non è così perché «durante tutto il ciclo di vita del prodotto, gli effetti dell’utilizzo nei soggetti vaccinati vengono accuratamente monitorati mediante registrazione di ogni possibile reazione avversa, anche se solo apparentemente associata alla sua somministrazione».

Rimane un misterioso quesito: Piepaolo Sileri ci crede veramente alle cose che dice, oppure interpreta il gioco delle parti?
Da medico dovrebbe sapere che la registrazione di un effetto avverso oggi, con la pesantissima aria che tira e soprattutto con la scandalosa caccia alle streghe che imperversa, è sempre più complesso e difficile farla. Nessun medico sano di mente e con famiglia, infatti, si prende la responsabilità di associazione e collegare l’inoculo vaccinale ad una qualsiasi risposta negativa, e questo nonostante sia obbligatorio per legge. E così una percentuale spaventosa di reazioni anche gravi, per non parlare delle morti, semplicemente non figura da nessuna parte, in nessun registro!

Ma non è tutto, perché prima della commercializzazione della droga, ci illumina sempre il viceministro: «ogni lotto di vaccino è sottoposto al Controllo di Stato che consiste in controlli analitici condivisi con le autorità competenti in materia di farmaci, eseguiti da uno dei laboratori della rete internazionale di laboratori ufficiali per il controllo dei medicinali (…). Le analisi eseguite sono specifiche per tipologia di vaccino e definite da linee guida».
Meraviglioso, ma se vengono realmente eseguite queste importanti e rassicuranti analisi: dove sono?
Come pure le «linee guida»? Dove si possono leggere i risultati? Quanti campioni vengono controllati per lotto vaccinale? Decine di domande che finiscono, come sempre, nel vuoto cosmico!

Poi Sileri giunge finalmente al cosiddetto post-marketing: «successivamente alla commercializzazione, tutti i medicinali, inclusi i vaccini, vengono sottoposti annualmente a controlli analitici definiti di post-marketing».
Mi pare strano che il dottor Sileri, in quanto medico, si dimentichi che nel mondo della farmacopea non passa giorno che non vengano ritirati medicinali a seguito di gravissime reazioni avverse, anche letali.
L’ultimo ha riguardato il principio attivo «Ranitidina» per la presenza di NDMA, N-nitrosodimetilammina, classificata come sostanza «probabilmente cancerogena».
E questo nonostante i tanto decantati e rigorosi controlli effettuati dalle lobbies produttrici, dall’Aifa, dall’EMA e da tutta la combriccola scientifica!

L’altra cosa interessante e un po’ inquietante, è che i ritiri dei farmaci avvengono quasi sempre su segnalazione delle stesse ditte produttrici, dimostrando di fatto, che il monitoraggio degli enti di controllo e la farmacovigilanza fanno sorridere i polli (in batteria).
Attenzione che le multinazionali non ritirano un prodotto perché hanno a cuore la salute dei clienti, perché non vogliono danneggiare le persone. Sarebbe un ossimoro, visto che la loro sensibilità è concentrata sul pacchetto azionario quotato in borsa. L’unica loro paura è infatti sporcare l’immacolata immagine e dover pagare miliardi di multe, tutto il resto è noia.
Qualcuno a questo punto – come per esempio il dottor Sileri – dovrebbe spiegare agli italiani qual è la differenza tra un farmaco e un vaccino. Perché il secondo, cioè il vaccino, dovrebbe essere maggiormente controllato e monitorato e più sicuro rispetto al farmaco?
Ma vogliamo le prove, gli studi, le ricerche, le analisi e non le chiacchiere da bar.

Tornando alle analisi effettuate dal Corvelva, in tutta questa storia ci sono delle note molto positive: innanzitutto l’associazione ha aperto una discussione sulla sicurezza vaccinale che ha interessato molte realtà anche di altri paesi europei, e dall’altra ha pigiato un dito in un nervo scoperto del Sistema, quello dei controlli di Stato. Controlli che ancora oggi, nonostante le belle parole e le dichiarazioni ufficiali, NESSUNO ha avuto la possibilità di verificare. Nessun documento ufficiale che attesti la sicurezza vaccinale è infatti fruibile al grande pubblico. Non è un po’ strano?
La conclusione del Sileri, citando il Rapporto Vaccini 2019 è che non vi sarebbero «rischi aggiuntivi a quelli già noti», per cui «il rapporto beneficio/rischio dei vaccini utilizzati resta immodificato».
Il suo messaggio è chiarissimo: i vaccini vanno benissimo e nulla potrà smuovere (“immodificato”) il dogma centrale della «vaccinocrazia», tantomeno gli esami di un’associazione privata come Corvelva!
Il dottor Sileri non sa che le analisi sono state confermate interlaboratorio, per cui non sarà proprio una passeggiata contestarle, anche se ci proveranno sicuramente.
Faranno fatica però a smentire i dati, perché questo implicherebbe una falsificazione troppo spudorata.
La nota positiva è che sono stati costretti a prendere posizione politica, e ufficialmente a prendere in mano le analisi del Corvelva. Questo è un successo senza precedenti, anche perché se in questa fase non renderanno pubblici i loro studi ufficiali sulla sicurezza vaccinale (che probabilmente NON esistono nemmeno), la credibilità del Ministero della salute, già scesa in picchiata grazie alla Lorenzin e alla Grillo, vedrà i minimi storici.
Quindi le analisi sono finalmente in fase di approfondimento da parte del Ministero della salute e dell’Aifa. Finalmente qualcuno se ne sta occupando!
Staremo a vedere…

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I FARMACI BLOCCA PUBERTA’non solo castrano ma uccidono!

I farmaci blocca-pubertà, non solo castrano ma uccidono!

Marcello Pamio

Non passa ormai giorno senza che la cronaca venga interessata da qualche scandalo legato alla salute.
Dopo il recentissimo ritiro dei farmaci contenenti il principio attivo «Ranitidina» (Buscopan antiacido, Zantac, Ranitidina Almus, Ranidil, Ulcex…) ora salta fuori che i medicinali usati per castrare chimicamente i bambini, bloccandone la pubertà, uccidono molte persone!
Le segnalazioni sono registrate nel sito ufficiale degli Eventi Avversi dell’FDA: «FDA Adverse Events Reporting System (FAERS) Public Dashboard».[1]

Il primo nella lista nera è l’«Acetato di leuprolide», principio attivo del farmaco «Lupron» (Lupron Depot, Lupron Depot-Ped). In circa 7 anni, dal 2012 ad oggi, sono state segnalate oltre 40.764 reazioni avverse, di queste 25.591 considerate «gravi». Mentre i pazienti deceduti sono stati 6.378!


E’ d’obbligo a questo punto precisare che solo una infinitesima parte degli eventi avversi di un farmaco vengono segnalati e registrati, quindi la realtà è assai più preoccupante!
Andando avanti, nell’elenco degli effetti collaterali del farmaco si trovano disturbi al seno, neoplasie maligne, disturbi psichiatrici e anche nervosi.

Questo bloccante ormonale viene prescritto nel trattamento di patologie ormono-sensibili come il cancro prostatico e/o certe endometriosi, ma purtroppo anche nei bambini con la tristemente nota «disforia di genere».
Il Lupron è stato registrato e autorizzato dalla FDA per trattamenti ormonali in ambito oncologico, perciò quando viene usato nei bambini e/o adolescenti il suo utilizzo è «off-label», fuori dalla prescrizione, quindi non legale.
Alla società produttrice, la AbbVie, poco importano gli eventi avversi, se il fatturato del farmaco continua a salire:  solo negli Stati Uniti ha raggiunto 829 milioni di dollari nel 2017 e ben 892 milioni nel 2018.[2]
Questo incremento delle vendite è da annoverate solo per i trattamenti del cancro prostatico o anche per le disforie?

Anche se i morti causati dal Lupron fossero tutti adulti cancerosi, la preoccupazione va immediatamente all’impatto che questa pesantissima droga potrà avere sui bambini!
Attenzione che stiamo parlando di bambini sanissimi, in una fase delicatissima di sviluppo psico-ormonale, che vengono fisicamente castrati perché i loro decerebrati genitori pensano che ritardare la pubertà possa dare loro il tempo utile per decidere verso quale sesso voglio orientarsi.
Quando si dice bambini s’intende proprio questo: secondo il dottor Michael Laidlaw, endocrinologo della California, infatti i medici stanno somministrando testosterone a ragazzine «confuse sessualmente» di appena 8 anni!
Non a caso nella libertaria California nel 2017 hanno abbassato l’età minima per somministrare gli ormoni sessuali da 13 a 8 anni…
Risultato? Ragazzine di 13 anni che si fanno rimuovere i seni tramite mastectomia, e ragazzi di 17 anni con il pene di un bambino di nove, o che perdono il richiamo sessuale a causa di questi allucinanti farmaci!

E in Italia come siamo messi? Ovviamente male, come sempre.
Grazie al medico-ministro Giulia Grillo, il 25 febbraio scorso è stata autorizzata la Triptorelina e inserita nell’elenco dei farmaci erogabili a totale carico del SSN. Cioè lo paghiamo noi con le tasse.


Esattamente come il Lupron, la Triptorelina Pamoato, il cui nome commerciale è Decapeptyl è un «Analogo degli ormoni liberatori delle gonadotropine», agisce causando la soppressione della funzione gonadotropa pituitaria, detto in parole semplici blocca alcuni importantissimi ormoni, come il testosterone, agendo direttamente sulla ghiandola endocrina pituitaria: l’ipofisi!
Tradotto fa più o meno “castrazione chimica”!

Attualmente viene somministrato nel carcinoma della prostata e in quello della mammella mediante un’iniezione che viene effettuata tassativamente ogni 3 mesi, e da pochi mesi vengono trattati anche i bambini.
Anche in questo caso gli effetti collaterali sono numerosi.
Secondo la FDA, questo farmaco in pochissimi anni ha racimolato ben 1.889 eventi avversi, di cui 1.377 gravi, con oltre 100 morti!
L’effetto avverso più diffuso è la «Sindrome da iperstimolazione ovarica» con 141 casi (su1.889) mentre al terzo posto con 105 casi c’è una «Demenza tipo Alzheimer».
Al secondo posto figura «Off label use» (utilizzo fuori dalle condizioni autorizzate, quindi si presume per la «disforia di genere») con 130 casi di effetti collaterali, di cui 70 gravi e 2 morti!

La conclusione è molto semplice: il Ministero della Salute italiano ha autorizzato e permette la prescrizione a bambini e/o adolescenti (un po’ confusi, con squilibri emotivi e psicologici) diagnosticati come «disforici di genere», un farmaco che se va bene ti fa diventare un demente, e se va male, ti ammazza!

Per maggiori informazioni

“La cultura della morte. Chi la vuole e chi ne gode…”

LA CULTURA DELLA MORTE. CHI NE GODE E CHI LA VUOLE.

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[1] https://fis.fda.gov/sense/app/d10be6bb-494e-4cd2-82e4-0135608ddc13/sheet/45beeb74-30ab-46be-8267-5756582633b4/state/analysis

[2] https://news.abbvie.com/news/abbvie-reports-full-year-and-fourth-quarter-2018-financial-results.htm

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IN ARRIVO LA POLVERE NEURALE per controllare l’uomo.

In arrivo la «polvere neurale» per controllare l’Uomo…


Marcello Pamio

Sino ad oggi, quando qualcuno aveva il coraggio di parlare della «Smartdust», cioè della cosiddetta «polvere intelligente», veniva preso come un mentecatto squilibrato e cospiratore.
Le smartdust rientrano nelle nano-tecnologie e sono dei microscopici sensori della dimensione di granellini di sabbia in grado di funzionare in modalità wifi per scambiare dati sensibilissimi con un ricevitore esterno.
La peculiarità di questi sensori è data dalle dimensioni microscopiche, per cui possono essere veicolati attraverso correnti d’aria, quindi distribuiti mediante aerosol (vedi scie chimiche) per essere inalati attraverso i polmoni, oppure si possono inserire direttamente nei cibi…

Sembra roba da dietrologia, peccato che le ricerche sono finanziate dal DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency, cioè l’Agenzia governativa del Dipartimento della Difesa americano incaricata dello sviluppo di nuove tecnologia per uso militare).
Adesso, viene fuori che l’Università di Berkeley in California ha costruito dei «minuscoli sensori wireless da impiantare nell’organismo». Tali sensori hanno – guarda la coincidenza – la dimensione di un granello di polvere!
E’ stata chiamata «polvere neurale» e si tratta del primo sensore wireless delle dimensioni appunto di un granello di polvere, che può essere “impiantato” nell’organismo.

Si apre dunque la strada alla possibilità di controllare dall’interno muscoli, nervi e protesi (rivista Neuron).
I mini sensori sono stati impiantati con successo nei muscoli e nei nervi e possono essere alimentati con gli ultrasuoni. Funzionano infatti grazie a un cristallo piezoelettrico che converte le vibrazioni degli ultrasuoni in energia elettrica, destinata ad alimentare un piccolo transistor.

L’intento degli autori è quello di ridurre ulteriormente le dimensioni dei sensori in moda da poterli impiantare direttamente nel cervello, così da poter registrare le attività elettriche cerebrali in funzione di patologie come l’epilessia, ma non solo. Così almeno vogliono vendercela.
D’altra parte non è mai stato possibile avere accesso ai dati del corpo umano catturati e registrati costantemente dall’interno, almeno fino ad oggi…
In un futuro molto vicino, questi sensori wireless potrebbero essere sistemati accanto a un nervo, a un muscolo o a un organo per registrane l’attività, trasmettendo le informazioni a un dispositivo esterno.

Tutto sempre stupendo se ascoltiamo solo la versione ufficiale, ma se possono fare una cosa del genere con un organo o un nervo, non potrebbero farlo anche con il cervello? Se le informazioni trasmesse vanno dall’organo ad un ricevitore esterno, non sarebbe possibile invertire il senso e comunicare dall’esterno verso l’interno? Perché se fosse così si potrebbero influenzare le attività cerebrali e/o cognitive dell’uomo…
Infine, con simili dimensioni nanometriche non è possibile posizionare i sensori all’interno dell’ago di una siringa, ad esempio in ambito vaccinale? Sarebbe un modo semplice ed economico per inoculare i sensori dentro l’organismo di milioni di bambini, gli uomini del domani…
Ma naturalmente queste sono solo le farneticazioni di un complottaro borderline!

 

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